L’isola del muto, Guido Sgardoli

Periplo: viaggio per mare intorno a un’isola o a un continente. Circumnavigare.

Cutter: barca a vela.

L’ Isola del muto mi ha resa muta, principalmente. Linguaggio in me ridotto ai minimi termini, tanto che potrei cristallizzare l’esperienza lì dentro provata con le parole sopra citate: “Viaggiare nel mare intorno al faro, a bordo di un cutter”.

Scappare, tornare. Girare in tondo.

E’ stato il primo libro di Guido Sgardoli che ho letto, e il primo suo abbandonato, in un ritmo caratterizzato da attrazione-fuga-ritorno che si è riproposto con la lettura di “the Stone”.

Mi ha affascinato da subito la sua scrittura: elegante, semplice e raffinata, ha un che di antico. Non tediosa né ampollosa. E’ maestria e piacere della lingua. Lingua attinta alla culla della bella letteratura. Semplice. Scrittura che non ha paura di prendersi il tempo necessario, non stringe per arrivare alla fine. Ogni cosa ha bisogno di tempo, maturazione, attenzione. Lo scandire del tempo è “tempo fuori dal tempo”.

Una scrittura così bella e reale che non mi son sentita di proseguire la lettura. Non avevo voglia di immergermi in quell’esperienza vivida di vita sul Faro. Faro aggrappato a uno scoglio, “un grumo di roccia e cespugli sferzato dal vento”. Gesù! Ogni volta che ci penso sento le goccioline d’acqua fredda e pungente dell’isola scandinava, il color ferro del cielo in eterno rigore, il Faro che si staglia con sguardo fermo e antico impegno: vegliare sempre, gettare luce a secchiate, resistere alle onde più alte, al freddo e al gelo. Guidare i naviganti in salvo. Raccogliere i morti.

E la solitudine dei custodi del Faro. Mammamia!

Ho chiuso il libro e restituito in biblioteca. Non ho cuore. Col freddo che fa quest’inverno. No.

Poi niente, sti libri, inutile a dirsi, quando gli lasci spazio ti guidano loro, ti si pigliano per la collottola e t’incastrano all’angolo, mica ti lasciano in pace: ti vengono a cercare. Mio figlio undicenne ha letto “The Stone”, sempre di Sgardoli, e mi ha detto che “dovevo leggerlo”. Cosa rispondi, a uno cui proponi letture tutti i giorni, che “dei suoi consigli te ne freghi?”

Ho letto “The Stone”.

Aridaje con sto Faro.

Ma anche peggio, “The Stone” è pure un Thriller. Di come andò quella lettura già scrissi. Di fatto una volta entrata, fuggita, ritornata, uscita da “The Stone”, riprendere “L’isola del Muto” era una passeggiata. 

E rieccomi dunque. Questo periplo, non ancora finito ché mi mancano ancora pagine, è durato 3 mesi circa. Ha valicato due mondi, originatisi e tenuti insieme dallo stesso fulcro: Il Faro di The Stone e il Faro del Muto.

Capisco che questo viaggio è un’esperienza fisica per me, nel mondo delle storie e dei libri che sono così vividi, e fisici. Mi sento continuamente, se ci penso, a bordo del cutter. In viaggio, con gli spruzzi delle onde addosso, il freddo da tagliare con la prua, e i denti stretti, ché, continuo a lamentarmi: “Chi me l’ha fatto fare a me!”.

Non ho potuto fare a meno di affrontare e integrare Il Faro, fuori e dentro. Non so nemmeno di preciso che spazio prenda, so con esattezza che ora nel mio paesaggio interiore è compreso un Faro. Lo vedo e lo sento nella notte e nella nebbia. Sono portatrice di Faro.

Ho ritrovato il piacere antico della lettura, di quando avevo pochi libri a disposizione, non sapevo niente degli altri in commercio, mi gustavo ogni lettura sperando non finisse mai. Non finisse mai! Il contrario di ora dove, attraverso i mille contatti facebook, mi vien la bava alla bocca ogni mezz’ora e ho una pila di libri sul comodino che non so quando leggere, altri che accumulo e forse non leggerò. Il continuo senso di volere di più, non accontentarmi mai. Correre avanti, al prossimo. Disappagarmi.

L’isola del muto mi ha riportato il tempo e il piacere profondo del libro. Un tempo lento che non deve correre da nessuna parte, non dimostrare niente a nessuno. La sorpresa che anche se lascio il muto per scappare, o studiare, o leggere altro, quando torno lo ritrovo, sempre lì ad aspettarmi. Nulla è perduto.

Come il Faro. Immoto, eterno, pazienze. Senza giudizio.

Di questo libro letto principalmente nel buio della notte, sovrastato dalla lucina da lettura, mi rimangono impresse le immagini di quando lo ripongo sul comodino, al culmine della pila di libri che aspettano di essere letti.

Eccolo lì, il mio Faro.

*

Anche questa volta non ho anticipato niente della storia. Scrivo solo un messaggio in bottiglia e subito la getto nel mare, qui, da questo scoglio dentro al libro, grumo di roccia e cespugli:

“Le pagine che precedono il prologo sono un capolavoro di senso, eleganza, sonorità antica”.

*

Grazie

*

L’isola del muto, Guido Sgardoli, San Paolo Editore

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