Informazioni

Elena Elle Comana è il nome con cui sono conosciuta in rete, se fossi un’artista lo definirei nome d’arte. Comana è il cognome acquisito e diventato per successione di casualità la mia identità digitale; dentro Elle si trova l’iniziale del mio cognome, che è Lozza, ma anche questo è un caso; Elle è il nome con cui un’amica cara mi disse di aver salvato il mio numero sul cellulare, “Lei”. Dunque chi sono?

Una matriosca, e non solo per circonferenza vita. Se posso mi nascondo. Una dentro l’altra, dentro l’altra, dentro l’altra…

Ma ho questa scrittura che emerge, trabocca spesso, trascina fuori il dentro, e mi tocca seguirla, darle voce nel mondo. Così facendo ho cumulato nell’arco di pochi anni una quantità di scritti, recensioni le chiamo non sapendo com’altro, pubblicate in facebook, il luogo meno ideale per archiviare testi. Non le ho mai salvate, convinta che le recensioni non debbano sovrapporsi ai libri, al contrario svanire, dissolversi, lasciare luce e spazio all’originale. Se domani Zuckerberg mi frizzasse il profilo facebook perderei tutto. Di qui la spinta, che mi tengo al fianco come spina, di tirar su una capanna, quattro assi un pavimento e una finestra spazio cielo dove riporre e far respirare questi pezzi di cuore mio.

Massofisioterapista di professione mi son trovata negli ultimi anni a dedicare sempre più energie alla passione per la lettura e la scrittura, a studiare, formarmi e lavorarci come andassi in ufficio tutti i giorni. Nella matematica della causa effetto lì dove ho messo energia è aumentata la mia produzione. Il covid-19 ha segnato un passaggio netto, indovinate dove impiego più energie nell’anno 2020, a Bergamo?

Che fine ha fatto il mio lavoro con il corpo, la mia esperienza, lo studio, la dedizione e l’amore per la cura; il contatto e il tocco, l’incontro con l’altro e il suo mondo, la lettura del corpo e di quello che le persone negli anni mi hanno aperto, aiutato a cogliere e sentire? Si è trasformato in sguardo e parole: la luce e il modo attraverso cui vedo e racconto il mondo.

Mi osservo da mesi, anni direi, su questa strada che non ho scelto e programmato. Mi ci son trovata, a piedi nudi come quando danzavo a corpo libero, sentiero sterrato, vento, e una musica che è fatta anche di parole, racconti, libri come pietre miliari. Nelle storie cammino, corro, danzo, ascolto come ascoltavo con le mani e con il cuore i mondi e le persone. Come si può ascoltare il mare da una conchiglia posata all’orecchio.

Per me il libro è corpo-libro, che tocco con rispetto, con cui cerco sintonia. A volte entro nelle storie, a volte no. In diversi modi e gradi risuono, o non risuono.

Quando l’emozione, i mondi che ho visto e sentito, sono forti, intingo la penna e scrivo, racconto a mia volta.

Non saprei dire se un giorno scriverò qualcosa di diverso da questi quadri, cornici in cui ricreo un mondo in piccolo, piccolissimo. Ho un desiderio appassionato di dipingere questi piccoli racconti miei, che spesso si generano dalla lettura di storie altrui, spettacoli, rappresentazioni di vario tipo. È un modo di restituire l’energia ricevuta, una restituzione del dono.

Curo ogni scritto come un haiku o un ikebana, una persona, un piccolo di qualcosa che nel suo genere è equilibrio, completezza, bellezza.

Volontaria del Circolo dei Narratori di Bergamo con cui mi formo e per cui curo la pagina “Recensioni”, presto voce e sguardo, quando possibile dal vivo in biblioteche, cortili, eventi per la cittadinanza. Nella passata e presente pandemia il nostro raccontare si adatta, ricreando sempre la possibilità di tessere reti, ascolto, cura, vicinanza attraverso le storie. Storie del focolare, attorno cui raccogliersi, stringersi, sentire vicinanza, trovare speranza.

Faccio parte del comitato di supporto di Ebbridilibri Associazione Culturale, per cui anche scrivo.

Ma ora, direi, come i muratori bergamaschi di tradizione, vado a cercare i miei scritti/quadretti e tiro su quattro pareti di Abracadabra. Non mi decidevo mai ad aprire un blog, ma da sempre sapevo che se l’avessi fatto si sarebbe chiamato Abracadabra, parola che nell’ebraico biblico significa:

Mentre parlo creo, creo con le parole”

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