The Stone, Guido Sgardoli

Ho smesso di leggere thriller 30 anni fa, dopo una serie di Stephen King di cui l’ultimo, IT, m’ha terrorizzato l’esistenza. Dunque di leggere “The Stone” non avevo minima intenzione. Però l’ho portato a casa proponendolo a figlio, decantandogli la bravura di Guido Sgardoli, tantoché lui se l’è divorato ed è arrivato a dirmi, “Mamma, devi leggerlo, è bellissimo”. Gli ho risposto che l’avrei letto (mentivo spudoratamente).

Un paio di giorni fa gli ho portato un libro di cui mi sono innamorata, con occhi scintillanti gli ho detto, di nuovo, “Questo devi leggerlo! E’ bellissimo!”

Lui mi ha riportato “The Stone” e mi ha risposto, “Allora tu devi leggere questo”.

Scacco Matto

“Giusto”, gli ho risposto. Severo ma giusto.

Le premesse, mi rendo conto, non erano delle migliori, d’altra parte sta faccenda che scappo dai libri e poi ci finisco dentro come il tizio di Samarcanda, è cosa risaputa. E come sempre c’era ben qualche motivo per diffidare della materia!

Questo non è un libro che leggi da fuori mangiando pop corn. Ci cadi dentro, mani piedi e circolo sanguigno, se ti capita uno spuntino certamente è zuppa d’orco. Non puoi semplicemente leggere di quello che accade lì dentro, devi parteciparne, non c’è altra maniera.

Gli strati geologici della terra, e della memoria della terra, che attraversa scrivendo, coprono una vastità di tempo-spazio-tradizione immensa. Immensa. E’ come entrare in un pozzo e scendere coprendo distanze di secoli attraversando memorie di ogni genere e grado. Una vertigine. Tutto qui e ora. Tutto nella sua potenza primaria.

Una botta che mai. C’è qualcosa di così profondo e vero in questa storia, il modo in cui le corde vibrano di echi lontanissimi, la forza granitica e devastante da cui si è originata la terra, l’ineluttabilità delle forme di energia sempre in lotta, tendenti all’autodistruzione, e ricreazione, il compito, la prova, la caduta, la lotta tra il bene e il male, la vita e la morte, il filo su cui tutto cammina e si svolge. Noi che stiamo a guardare, e vorremmo scappare.

Il tessuto di tutta quanta la storia è ricerca, simbologia, tradizione. Fortissima Magia. Tanto più indietro si va nel tempo tanto più la concezione di tutto ciò che è reale è magica. La potenza che scaturisce aprendo quelle porte spazio temporali è un’onda d’urto. Ingovernabile. Deflagrante.

A un certo punto volevo pure piantarlo lì, sto libro. Chiuderlo e Amen. Ma ho capito che l’unica è non iniziarlo, se ci entri l’uscita passa solo per il finale. Una volta ripreso ero più tranquilla, ho capito che avevo bisogno di accettare di sentire di nuovo vibrare corde così profonde, e queste corde sono quelle del potere primitivo, di tutto quello che non vorrei mai guardare in faccia ma che ogni tanto torna, bussa alla porta. Mi ricorda di ricordare.

Questa storia parla di noi, dell’umanità, del bene e del male che ci appartengono in tutte le loro forme, e noi ad essi. Parla della necessità di stare svegli, uniti, di fare il nostro lavoro quando ce n’è bisogno. Mostra anche i modi in cui il male lavora, nel libro, nel nostro quotidiano, nel cuore di tutti. Quindi la compassione per chi, alla fine, non ce la fa.

Questa roba bruciante è roba di tutti. L’abbiamo nelle ossa, che nel nostro corpo sono come le pietre nel corpo della terra. Ricordano. Hanno memoria. Tutto il resto decade, ma le pietre, e le ossa, no.

Di questo lavoro di Guido Sgardoli apprezzo anche moltissimo la competenza, la passione e dedizione nell’aver raccolto immagini, storie, simboli, memorie, stratificazioni di senso. Tutto ciò emerge nel racconto, ma chiara è la sonorità di un sapere complesso e antico di cui il libro è espressione, non inizio, non fine. Sono mani antiche quelle che sanno tessere l’antico, senza sbriciolarlo, o farlo risuonare di cosa cava, costruita nella notte per un set temporaneo.

Della sonorità che ho sentito dentro lì, della luminosità antica, e Sacra, non ho nemmeno parole per dire.

Non ho.

*

Grazie

*

“THE STONE la settima pietra, Guido Sgardoli, Piemme

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