TEMPORALI, INTRECCIO, Davide Morosinotto

Michela inserisce il codice e supera la porta blindata. Al di là si trova la piccola stanza quadrata dove Nick, armato di mitra, fa la guardia all’ingresso dell’ascensore. Quando la vede perde per un momento la postura rigida, pare voglia posare il mitra per abbracciarla. È un attimo, una possibilità subito soffocata.

– Michela! Quanto tempo è passato! Dicevano che saresti tornata ma era difficile crederlo. Sei la dimostrazione che anche al blocco 42 ogni tanto c’è qualcosa da festeggiare.

– Grazie Nick… ce l’ho fatta sì, pronta per rientrare in servizio.

Porge il tesserino al soldato che lo scansiona con il lettore. L’apparecchio s’illumina di rosso ed emette un suono gracchiante. Nick prova una seconda volta e una terza ma il tesserino non viene approvato.

– Accidenti, l’ultima volta che sei entrata ti avevo detto di farlo sistemare da qualcuno degli uffici. Capisco che poi… non se n’è fatto nulla…

– Incredibile, tanta fatica per tornare, e ora… non c’è modo di avvisare da basso che mandino su qualcuno?

– Mi spiace Michela, il regolamento. Posso solo aspettare che esca qualcuno e conferire con un superiore.

– Ok Nick, nessun problema, ho aspettato tanto, aspetterò ancora. Ho comprato un libro, vado sotto quella pianta a leggere, in caso se riesci a sbloccare qualcosa chiamami.

Michela si allontana, a dirla tutta l’idea di respirare ancora un po’ non le spiace, tornare laggiù è una prospettiva asfissiante, le salgono le pulsazioni solo a pensarci.

Arrivata al platano tira un lungo respiro che si apre solo a metà, si accorge di quanto è tesa. Allarga la giacca a terra e ci si siede sopra, dalla borsa toglie il libro. In autogrill non è riuscita a resistere alla copertina, le pareva di caderci dentro: arancio, con disegnata una spirale bianca, titolo: TEMPORALI. Quarta di copertina: INTRECCIO.

Lo apre e tra i risguardi trova un foglio piegato, sarà un volantino, pensa. Lo prende sovrappensiero e lo apre, sta calcolando a mente le possibilità che qualcuno le dia il permesso di scendere nel Budova c 42.

Non è un volantino. È la stampa di una mail spedita il 6 giugno 2022.

Mittente: Elena Elle

Destinatario: themoroz Ccn: Michela Falco

Oggetto: Temporali

Del viaggio nel tempo, si pensa sempre al tempo come soggetto, il tempo al centro, e si parla di viaggio nel passato, nel presente e nel futuro, ma, se seguo il ragionamento di stamani, non ha nessun valore il tempo, è tutt’uno, siamo noi che lo frazioniamo.

Se del viaggio nel tempo mettiamo al centro LA PERSONA, allora vedi che è la persona che viaggia, non il tempo. Ed è una cosa ovvia ma in realtà forse no, si tende a guardare il tempo, a pensare che è il tempo che passa che va e viene o ritorna, ma non è il tempo, siamo noi nel tempo che ci muoviamo.

E perché si tende a non pensare alla persona e si pensa al tempo come soggetto? Perché la frase riconosciuta a codice è VIAGGIO NEL TEMPO. E noi vediamo un viaggio – sostantivo, non verbo e soggetto sottinteso – e il tempo, quindi ‘un viaggio’ ‘nel tempo’, non è scritta da nessuna parte la persona. In teoria lo sappiamo che è la persona che viaggia ma nella pratica no, non è nominata.

Nel tuo libro vediamo diverse linee temporali attraverso cui diverse persone viaggiano, e tutte si incontrano. Il focus, quello che puoi fermare, vedere, delineare, fargli una fotografia, toccarlo con il dito e far scoccare una scintilla, è l’incontro, ancor più il contatto, nel tuo libro il contatto è un momento fortissimo che indica che qualcosa di importante sta accadendo.

Ecco qui:

Le persone viaggiano nel tempo, e di dovunque arrivino l’unico momento che possiamo definire “ora” è il momento in cui, intrecciandosi sulle linee del tempo, si incontrano.

La storia si genera da lì e su quella linea del tempo.

Dunque, ipotesi, nel tuo romanzo hai narrato sempre il presente, se il soggetto sono le persone. Il passato e il futuro sono illusioni. Il punto zero attorno cui tutto ruota è il presente, che forse non è il momento della bomba, lo comprende, ma non è solo quello.

È come se questo libro ci dicesse che ogni incontro che noi facciamo è unico, prezioso, al centro del tempo di tutti i tempi, e ogni persona che incontriamo proviene da diversi spazi tempo, e il fatto che ci troviamo qui, ora, in questo momento, è un evento di bellezza perfetta e assoluta. Perfetta e assoluta.

Perlomeno è quello che dice a me. Questo libro mi ha spostato, e mi ha portato QUI.

*

“Temporali”, Intreccio, Davide Morosinotto, Camelozampa

Recensione “Temporali”, Fabula

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