AUTOBIOGRAFIA SPORTIVA, da David Foster Wallace a Agassi

Open è un’autobiografia sportiva di indiscusso valore letterario. Come quasi tutte le biografie di questo genere è scritta da un ghost writer, in questo caso da J.R. Moheringer la cui prosa è incantevole in “Il bar delle grandi speranze”, chiara e focalizzata in “Open”.

Ho incrociato in questi giorni un racconto di David Foster Wallace che tratta l’argomento delle autobiografie sportive. Scritto nel 1994, il suo articolo potrebbe essere stato il movimento d’ali di farfalla che nel 2009 portò alla pubblicazione di Open. Davide Foster Wallace avrebbe amato “Open”, par di capire dal suo accorato appello.

Il racconto ha titolo “Come Tracy Austin mi ha spezzato il cuore” e si trova nella raccolta “Considera l’aragosta”.

Non è clemente il giudizio di DFW sull’autobiografia di Tracy Austin, ma non è nemmeno giudice severo, lo dice chiaramente dal titolo: gli ha spezzato il cuore. Al punto da fargli prendere la penna e spiegare al mondo per quale motivo lui e moltissimi appassionati leggono autobiografie sportive, cosa si aspettano di trovarvi e cosa non ci trovano mai. Si era nel 1994, il presente storico più vicino a DFW di quanto lo è il nostro, oggi, a lui.

Sfinito dal leggere autobiografie scialbe, indegne, sfinito dal vedere disattese le aspettative e il desiderio di conoscere la vita di esseri umani eccezionali, David argomenta gli aspetti relativi alla questione: perché vengono pubblicate autobiografie sportive, perché moltissimi lettori trepidano per leggerle, perché vengono scritte da ghost writer e perché, – di ciò non si dà ragione – sono spesso così deludenti.

Aggiunge quindi una disanima di come potrebbero essere, di cosa si potrebbe cercare e scrivere della storia di persone eccezionali, cosa mettere in luce e come farlo. Una lezione di narrativa impagabile per chi scrive, molto interessante per chi legge.

Come sempre, fa anche tanto sorridere.

Scrive, degli sportivi:

Poi sono belli: Jordan sospeso a mezz’aria come una sposa di Chagall, Samprass che assesta una volée a un’angolatura che sfida Euclide. E ci ispirano.”

David Foster Wallace scrive così, come una sposa di Chagall sospesa a mezz’aria, a un’angolatura che sfida Euclide. E ci ispira.

Non amo le recensioni che criticano scritti e scrittori, non ne vedo il senso. Credo che come minimo un recensore debba scrivere bene come la scrittura che critica, e penso che la critica costruttiva sia rara, rarissima.

Ecco, questa lo è.

È più quel che crea di quel che distrugge.

Forse è questo il senso.

*

Considera l’aragosta”, David Foster Wallace, Einaudi

Open”, Andre Agassi, Einaudi

5 pensieri riguardo “AUTOBIOGRAFIA SPORTIVA, da David Foster Wallace a Agassi

  1. Concordo, non sono appassionata di sport ma la sua autobiografia mi aveva folgorata anni fa e di recente mi ha interessato anche in seconda lettura. C’è molto lì dentro, e per tutti. L’aspetto dell’equilibrio mentale dello sportivo è proprio quello che DFW era interessato a investigare, e che ai tempi dell’articolo non aveva ancora trovato descritto in nessuna autobiografia. Open credo sia uscito l’anno dopo la sua morte.

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