NATO A HIROSHIMA, Vichi De Marchi

Chi aveva costruito l’atomica sapeva cosa sarebbe successo. La bomba si sarebbe accesa al suo interno. I neutroni avrebbero provocato la disintegrazione dell’atomo, con un effetto a catena velocissimo, appena un milionesimo di secondo. Un grande sole infuocato che sprigionava milioni di gradi di calore sarebbe allora esploso.”

Avvenne il 6 agosto del 1945, ore 8 e 15 minuti a Hiroshima. Un grande sole atomico dieci volte più brillante di una stella. La polvere e il fuoco si innalzarono per chilometri, un’onda d’urto tremenda rase al suolo la città. Quasi 80.000 persone morirono subito e 60.000 persero la vita nei mesi successivi per effetto delle radiazioni. Il nove agosto del 1945 un’altra bomba atomica venne sganciata a Nagasaki.

E’ stato un viaggio inusuale, questa lettura, per me. Sto leggendo da gennaio diversi libri sul nazifascismo, diari, testimonianze, romanzi, e non son certo i primi che leggo. Ma mi son resa conto di sapere molto poco di quanto successe a Hiroshima e Nagasaki.

Il romanzo di Vichi De Marchi consente a tutti di compiere un viaggio indietro nel tempo, entrare nel corpo e nei passi dei ragazzini di allora. Come tanti in quel periodo, vivevano sotto il pericolo dei raid aerei, delle bombe, ma come nessun altro sulla terra avevano idea di cosa potesse essere l’atrocità della bomba atomica.

E’ un romanzo per ragazzi, significa che è ideato a loro misura ed è adatto da quell’età in avanti. La semplicità di approccio, come sempre nei buoni romanzi per ragazzi, regala possibilità a tutti di accedere al contenuto. Mi ha colpito vedere quanto paia tratteggiato a misura dei ragazzi che in terza media studiano la seconda guerra mondiale. Allo stesso tempo immagino quanto potrebbe essere interessante per genitori e educatori, si potrebbe leggere in famiglia e a scuola, parlarne insieme.

E’ un tema di grande attualità capire come portare alle nuove generazioni la memoria di eventi storici lontani dal loro presente e in assenza di testimoni viventi. Nel caso di Hiroshima un’oggettiva distanza geografica e culturale fa sì che in Occidente se ne parli poco. Eppure… Proprio in questo tempo covid abbiamo sperimentato come l’Oriente è a poche ore da casa nostra e come tutto facilmente si propaga, ne abbiamo una percezione fisica e memoria condivisa: siamo interconnessi, anche quando non lo vogliamo.

Un modo per rendere partecipi i ragazzi di quanto avvenuto nella seconda guerra mondiale, è rinarrare i fatti storici a loro misura. Impastarli di nuovo, mantenendo il rigore storico e trovando una forma che possa essere vicina alla loro, rinnovata nel tempo.

La forma di questo racconto vede protagonisti due gemelli dodicenni, nati a Roma, che accolgono nella loro casa e nel loro abbraccio il nonno arrivato in visita da Hiroshima, anno 2020. Un nonno lontano in tutti i sensi, un nonno che fino al momento del racconto non ha mai condiviso il suo vissuto. Ha chiuso in una scatola il suo dolore, i suoi morti, nascondendoli nelle pieghe della dimenticanza. In tutto e per tutto è un hibakusha, una persona danneggiata dall’atomica, fisicamente e psichicamente. In qualche modo, approdando in questo nostro tempo e nella nostra terra, si fa vicino a noi, poi inizia a raccontare e a nostra volta lo seguiamo a ritroso nello spazio e nel tempo del suo vissuto.

Mi ha smosso, ripercorrere gli eventi, vedere, sentire. Mi ha stupefatto capire quanto poco me ne sia mai interessata. Quanto gigantesco sia stato l’accaduto, eppure in qualche modo si percepisce a fatica nei libri di scuola. Poche righe, a stento una paginetta. In ogni caso a margine, del capitolo, della storia, della geografia.

Mi ha scosso, soprattutto, capire la portata delle ferite atomiche, mettere a comprensione i pochi dati che avevo raccolto negli anni entro una cornice di senso. Mi son posta le stesse domande che si facevano i bambini, i ragazzi, gli adulti, i sopravvissuti.

C’è molto dentro qua, c’è il tempo e la coesione di elementi che permettono di ordinare i tasselli della storia, ricollocare i pezzi esplosi in due fotografie: il prima e il dopo. Durante, è solo luce, fuoco e distruzione.

Ho ascoltato ieri l’altro un’interessante intervista a Dulco Mazzoleni, professore nelle scuole superiori in Bergamo, anno del Signore 2021 in DAD ( ! ) Spiega meravigliosamente cosa è importante riuscire ad insegnare ai ragazzi oggi, quale l’orizzonte di senso, trascrivo le sue parole:

(…) Capire i meccanismi di causa e effetto. Comprendere come funziona il mondo. Comprendere quale ruolo posso avere io nelle cose, cosa posso fare, cosa mi interessa. Pensare con la propria testa, sapersi orientare”.

A questo serve, conoscere la storia e ragionare su di essa: a costruire presente e immaginare futuro.

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Nato a Hiroshima, Vichi de Marchi, DeA pianeta libri

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Segnalo la bellissima graphic novel “La bomba” di Alcante, Boilée, Rodier, L’Ippocampo editore

Documentario di Alberto Angela “Hiroshima e Nagasaki: i giorni della bomba”

intervista di Andrea Lombardi a Dulco Mazzoleni, uno spaccato di scuola in DAD a Bergamo 2021. Il minuto riportato nella recensione è 49.30 / 50.30. In un pensiero orizzontale quest’intervista niente c’entra con il libro preso in oggetto, ma in un pensiero sinusoidale siamo in Bergamo, epicentro nel 2020 della bomba covid, traumi, disorientamento, difficoltà a gestire le memorie, ricostruzione di un futuro possibile. Come fare scuola oggi, quale sguardo, quali priorità. In ogni caso parole piene di senso e bellezza, un piacere ragionare su di esse.

Questo articolo pure allarga il campo, non precisamente centrato sul tema del libro, ma ognuno di precisione ha la sua: un articolo sul “pregiudizio di sopravvivenza”. Lega tutto, passato presente e futuro.

2 pensieri riguardo “NATO A HIROSHIMA, Vichi De Marchi

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