SIAMO PARTITI CANTANDO, Matteo Corradini

Leggere il Diario di Etty Hillesum, per me, è annullare lo spazio e il tempo. Essere su un treno che traversa la notte, dal finestrino aperto respirare vento bagnato e salsedine. Freddo schiaffi e meraviglia. Luce e lampi, buio e sussurri qui e ora.

Ero curiosa di affacciarmi al finestrino di Matteo Corradini, vedere come potesse essere riuscito a riportare Etty, in breve, a distanza e in frammenti.

Così come per il Diario di Etty, non saprei ricondurre a parole la meraviglia per “Siamo partiti cantando”. Per il corpo libro, il progetto grafico, i colori, le illustrazioni, la forma narrativa, la bellezza delle frasi, la musica, il canto. L’incanto. Impossibile. In qualche modo i due libri sono speculari e anche opposti. Di Etty è impossibile ricondurre tutto in piccolo. E’ impossibile, questo problema Matteo se lo deve esser posto. Come fare a riproporre in piccolo mantenendo la luce e la grandezza, la materia, il pensiero ineffabile di Etty, e tutto quello che ci ha messo? Roba da matti.

Vedendo che ci riusciva bene, Matteo dico, ho pensato che tutto ciò non l’ha fatto solo attraverso le parole, quelle sono magnifiche ma risultano a finale di una forma, un’attrezzatura vorrei quasi dire, come costruita a mano, un teatro delle ombre che proietta immagini forme e colori, infine parole, che noi leggiamo, ma la sorgente è posta fuori.

E’ nella forma costruita, lì accanto, che passa lo spazio, il tempo, la musica, il canto, il pensiero. L’immensità. Un marchingegno di legno musica carta e cartone. Tutto gli passa attraverso come le luci a teatro. Un gioco di carte veline, delicatissime, colorate lievi, e poco vento per non sciupare tutto, muove piano. Si accende il riflettore – CLACK, zzzzzzz, zzzzzz, zzzzz- e la storia si proietta, passando attraverso le veline portata dalla luce eccola là, granelli di polvere danzano nel cono del tempo. Come fai a descriverla.

Ma non è di questo che volevo scrivere, ché, non lo so fare. Volevo raccontare la delicatezza della mano dell’autore nel creare tutto ciò, nel muovere con precisione attenta e rispettosa le pagine di Etty, le sue veline delicate e trasparenti.

Ho sentito la sua mano, l’ho vista tratteggiare l’immensità di Etty. Mi sono resa conto di quante volte mi capita di percepire dalla mano di autori uomini il rispetto e la densità giusta, la luce, il colore, l’ampiezza del femminile. E’ una qualità che non spesso si vede e percepisce, non necessariamente da donne. Di questi tempi oserei dire che raramente le donne riescono a far emergere il femminile, -o sono io che non riesco a sentirlo, eh, possibile-.

E’ una sorta di distanza e rispetto, allo stesso tempo empatia che non si tinge di preconcetti e non ribalta gli stereotipi. Ne viene fuori una figura chiara, limpida, come uscita da occhio innamorato.

Lo stesso occhio, lo stesso sguardo con cui Julius guardava Etty. Al suo opposto Etty guardava Julius, e si rispecchiavano, si nutrivano, si amavano.

E quelle mani, che curavano, carezzavano.

Quelle mani

*

Siamo partiti cantando”, Matteo Corradini, illustrazioni Vittoria Facchini, rueBallu edizioni, collana Jeunesse ottopiù

La collaborazione con l’illustratrice Vittoria Facchini si doppia nell’altrettanto indescrivibile albo “Fu stella”. Non so parole in miniatura che sappiano scrivere di tanta bellezza, senza sciuparla.

Video di presentazione libro con Matteo Corradini e Ilaria Durigon presso libreria delle donne di Padova

2 pensieri riguardo “SIAMO PARTITI CANTANDO, Matteo Corradini

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