Orlando, Virginia Wolf

Dalla prefazione di Tilda Swinton:

“ Una mattina, Virginia Woolf si sedette a lavorare a una grande opera di narrativa e, dopo essersi presa la testa fra le mani dalla disperazione,(…) intinsi la penna nell’inchiostro e scrissi queste parole di getto su un foglio bianco: Orlando, una biografia. Fatto questo, il mio corpo fu subito invaso dall’estasi e la mente di idee. Scrissi senza sosta fino alle 12. (…)Posò la penna un anno e due giorni dopo, quando mise una data – 1 ottobre 1928 – a conclusione del libro che tenete ora fra le mani”.

*

A quasi un secolo di distanza mi siedo a lavorare alla recensione, pure io mi prendo la testa fra le mani dalla disperazione. Come potrò mai scrivere degnamente ciò che questa scrittura ha evocato in me. E se non lo farò, come potrò liberarmi di questo racconto che mi abita da giorni, mi costringe ad alzarmi di notte a scrivere idee, sedermi al computer, sottolineare su carta e appuntare ai margini. Come farò?

Ho pensato mi potrebbe essere utile disegnare una mappa per tratteggiarne la struttura, potrei usare il rotolone di carta dell’Ikea: un foglio lungo quanto il tempo da Virginia usato per dipanare il romanzo. Ma è pretestuoso immaginare di aver capito la struttura narrativa entro cui l’Autrice ha costruito il racconto, ho pensato quindi di sedermi sulla poltrona della regina, nella galleria pavimentata di assi di quercia, lì dove Orlando si siede ad osservare la lunghezza del tempo, delle memorie, degli avi e della discendenza, del passare dei giorni e delle mode, delle mutazioni.

Lasciare cadere qualche pensiero. Rotolare lungo la galleria come penna su carta, biglia che risuona lenta sulle assi, racconta il piccolo sguardo rotante.

Virginia ha posato tutti gli elementi su una linea di tempo lunga quattro secoli. Orlando viaggia nel tempo, per lo più in avanti, ma ogni tanto il tempo apre brecce nel mondo e le permette uno sguardo che andando indietro ricapitola. A volte il mondo le si apre davanti e le permette uno sguardo che viaggia, nel mondo stesso, in orizzontale, fa il giro del globo riportandola sempre a casa. Casa che chiama, come una sirena.

Il piano orizzontale del mondo e la linea verticale del tempo determinano un punto di transito, quello in cui posa la punta della penna e su cui poggia il racconto. Il racconto è una cosmogonia di una bellezza non riconducibile in modo diverso da quanto fatto da Virginia, impareggiabile. Eppure ci possiamo lasciare illuminare. Come quando Orlando si avvicina alle finestre intarsiate di vetri colorati, i raggi del sole vi passano attraverso e la illuminano, di luce cangiante. Così lei, così noi.

In questo racconto c’è Orlando, che è Virginia donna e Virginia scrittrice che scrive Orlando, c’è Vita Sackville-West a cui Virginia dedica questo racconto, – la più lunga lettera d’amore della storia – c’è uno scrittore che appare sulla linea del tempo, negli scorci di una stanza dietro una porta socchiusa, scrive. Forse scrive Orlando, che è Vita scritta da Virginia ma forse è lui che scrive di lei che scrive. Chissà. E ci siamo noi. Virginia ci chiama sempre, dentro il racconto guardandoci uno ad uno.

Orlando è prismatico, in lento e costante cambiamento, cambia il mondo cambia Orlando, cambia Orlando cambia il mondo. Orlando, più che tutto, è connesso allo Spirito della Natura, la matrice da cui tutto sgorga e a cui tutto torna. Seguendone e sentendone il respiro Orlando si trasforma, trova se stesso e si completa. Orlando stesso è cosmogonia, così in cielo così in terra. Non tradisce mai la sua natura. Orlando è tutto sguardo, niente dialoghi. E’ essere dentro i suoi occhi e la sua mente che pensa e racconta. Orlando è garbo, estasi, bellezza, delicatezza, ascolto. Maschile e femminile. Orlando è il più bel paio di gambe mai viste. “Oh Vita! Amore!”

Lo Spirito del Tempo è della massima importanza in questo romanzo, dipana e regge, come un filo teso sul mondo, simile a un filo della biancheria sospeso, oscillante nel vento. Tutto ciò che lì si appoggia ondeggia, cercando equilibrio, vibra fortemente a volte, ma nulla cade. Al massimo cade addormentato, poi, si trasforma.

I personaggi sono intrecciati allo Spirito del Tempo, mutano con esso e con le cose che mutano nel tempo. Cambiando il Tempo cambia il clima, cambiano le case, i mobili, le persone, il temperamento. Quindi le abitudini, il carattere e le caratterizzazioni. Da ultimo i vestiti, i peli stessi sul corpo, barbe lunghe o corte, abiti che coprono o scoprono.

Nella dinamica di Orlando importantissima è la veste, – maschera – che lui/lei cambia a seconda del momento. Sceglie le vesti per caratterizzare il suo sentire, mai per nascondersi. Orlando ama scegliere abiti e identità maschili o femminili al bisogno, il bisogno è sempre posto al suo interno. Vestiti e identità femminili e maschili liberano o imprigionano a seconda di come vengono interpretati, con libertà e respiro, oscillazione, o rigidità e fermezza, caselle di riferimento, gabbie.

Dentro la dinamica del cambiamento Orlando sente perfettamente quanto il vestito determini, non solo il maschile e il femminile, ma la condizione stessa del femminile, che è più libera in vesti morbide e sinuose, imbrigliata e irrigidita nelle crinoline. E sente come la crinolina impacciando leghi, ingabbi e immobilizzi, renda lo Spirito del Corpo tremulo e pavido, limitato, lo costringa a passettini che non portano da nessuna parte senza appoggio. Nello scorrere del tempo e nel modificarsi delle vesti, i comportamenti, i condizionamenti, la condizione femminile.

Lo Spirito della casa…

Casa monumentale e indispensabile. Casa è pietra fondante, un posto in cui nascere, crescere, lasciare, e a cui tornare. Un posto che si spera abbia sempre le porte aperte, per lasciare andare, accogliere al ritorno, permettere continuità e trasmissione generazionale. Dall’uno all’altro, fluidamente, senza interruzioni.

Casa che ricorda.

Monumento alle memorie, al tempo, garante delle tradizioni, testimone della possibilità di cambiare restando integri, trasformarsi senza snaturare il progetto originario –primigenio-. Casa che ascolta, accoglie, ricorda, rimanda. Custodisce. Casa che genera e mantiene. Casa in cui l’inutile è monumento all’esistere, alla bellezza. Alla necessità dell’esistere della bellezza.

Casa che ha un cuore:

“.. Ah, ma lei sapeva dove batteva ancora il cuore della casa. Aprendo piano una porta…”

Naturalmente lo Spirito del Libro tiene insieme tutto. Orlando scrive il suo carteggio, “La quercia”, lungo un arco di tempo di quattro secoli. In quel tempo lunghissimo la sua scrittura si spoglia, emergendo pura e limpida, svestita di orpelli.

“La quercia”, racconto tirato a nudo, portato sempre sul cuore e da lì sgorgato.

Chissà che c’è scritto in quel testo

forse,

Orlando

*

Dedicato al meraviglioso team di “Orlando”, uno dei gioielli di Bergamo:

“… e quando i marinai sull’albero maestro chiedono, puntando i loro cannocchiali verso l’orizzonte: “Terra, o no?”, se siamo profeti, rispondiamo ” Sì “, ma se siamo sinceri rispondiamo “No”. Orlando è un orizzonte oltre l’orizzonte visibile. Un orizzonte più vasto. Un sogno ad occhi aperti, un futuro possibile.

*

Orlando, di Virginia Woolf, traduzione Silvia Rota Sperti, Editore Feltrinelli

2 pensieri riguardo “Orlando, Virginia Wolf

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