Narrare ai tempi del coronavirus

Raccontare storie. Nelle biblioteche prima del virus, da casa al tempo della quarantena. Un grande silenzio ora, spazio vuoto, da riempire di senso. Il senso delle storie.

Come volontaria del Circolo dei Narratori di Bergamo mi son trovata a narrare il giovedì in biblioteca e il lunedì seguente da casa, come facendo scorrere la voce da un contenitore all’altro. Questo mi ha permesso di non perdere la bussola, di sentirmi ancorata, centrata a qualcosa che teneva, un cuore che continuava a battere, una voce che continuava a narrare, solo, in modo diverso.

Potrei scrivere del piacere ricevuto dagli amici che mi han mandato messaggi bellissimi di incoraggiamento, di piacere nel ricevere le storie, necessità loro e mia di sentirci uniti su un filo che viene come lanciato, da una casa all’altra, voce che saltella sui tetti. Bellissimo. Il più divertente un amico che mi ha scritto, una volta che avvisavo di un vocale forse non adatto a tutti: “ Io prendo tutto, anche le tabelline se le racconti”. Allo stesso tempo alcune persone hanno ringraziato ma non avevano disponibilità, voglia, tempo, desiderio di ascoltare.

Questi però sono i racconti del fuori. A distanza di diverse settimane ho chiara la visione del mio dentro, cosa è stato per me narrare giorno a giorno per diverse settimane. Cosa è, in questa strada in divenire.

Narrare mi ha messo in salvo, una scialuppa in un mare in tempesta, un remo per la direzione nell’attesa di orizzonte. Narrare mi salva ogni giorno di questa lunga quaresima, quarantena, quaraquaquà che dir si voglia, ancor non s’è capito. Mi alzo ogni mattino e ho la certezza di un senso, importassimo per me, mi aiuta a tenere salda la testa: cercare una storia, una poesia, un racconto da leggere ad altri.

Ho scoperto dopo pochissimi giorni che non potevo leggere qualcosa di programmato a tavolino. I racconti che avevo preparato per i primi giorni, a un certo punto non riuscivo a leggerli, non si adattavano a come mi sentivo dentro. Le emozioni di queste giornate sono state tante, forti, a volte sostenibili, a volte meno. Leggere ad alta voce ogni giorno è un percorso di verità, di svelamento, di sapere che la voce non mente e non posso appoggiarla a qualcosa che non sento. Quindi la domanda di ogni giorno è: come mi sento? La mia voce, di cosa ha bisogno per far sentire ciò che mi risuona dentro? Qual è lo spartito, il racconto, la poesia, su cui posso posare la voce, il sentire di oggi?

La prima volta che mi è accaduta questa cosa ho capito di avere diverse possibilità: leggere solo quando mi sentivo in grado, – al sicuro, diciamo – o leggere tutti i giorni, provarci, anche se avevo un sacchetto di sabbia in gola e le lacrime fin nelle orecchie. Ho scelto di leggere tutti i giorni, sapendo che se un giorno non ne ho voglia posso saltare o inserire le letture di altri narratori, ma per il momento una lettura al giorno si è sempre manifestata, – è cosa di mani anche, mani che carezzano passando per la voce -. Ed è sempre, sempre, appagamento per me, bussola, gioia, tenerezza e terapia. Caleidoscopio di amici con cui torno a collegarmi ogni giorno, da cui accorre a specchio, verso me, tanta dolcezza, presenza, ricchezza.

Sto dipanando un percorso di storie, che scelgo e preparo in autonomia. A questo è servita la preparazione degli ultimi anni con il circolo dei narratori: mi sento in grado, e lo faccio.

Ma

C’è un’entità, intangibile, più densa di tutto il denso là fuori, da cui sento generarsi tutto ciò e a cui continuamente ci riferiamo: il Circolo dei Narratori, un cuore pulsante, densissimo, potente, forte e fragile. Presente, sempre presente. Non avrei cominciato a narrare storie in questo modo e in questo tempo, non avrebbero avuto lunga vita, né linfa vitale ogni giorno rinnovata, se non fossi collegata a quel suo cuore. E’ come essere connessa a una fonte, verso cui sono orientata, un orecchio, una voce. Mi indirizza, mi ascolta, mi guida, mi parla; mi tiene collegata a un circolo, una giostra di bellezza e gratuità.

Abbiamo riso tanto, condiviso, e pianto a fiumi. Malattie, lutti, terrori e speranze. Ombra e Luce. Ogni giorno.

Ci siamo mandati vocali che ho ascoltato nelle cuffiette mille volte: la voce dell’altro, dell’altra, le storie, le poesie, in loop permanente. Non ho letto quasi nulla di nuovo in questo tempo, ho riletto tanto di già letto e solo per le letture del giorno. Ho ascoltato tantissimo. Ascolto storie, racconti, poesie, vocali di amici in cuffia giorno e notte.

In questa paura di morte, gola di sabbia, crepe nel corpo, spine in ogni dove e tristezza, più che tutto sento la commozione, la consapevolezza di non essere sola oltre le mura di casa e della famiglia più stretta. La gioia, il patrimonio delle storie, immenso lago, lo splendore di tanti attorno a noi e lontano, lontano. Tantissimi.

Sono colma

di gratitudine

*

Bergamo in covid, 10 Aprile 2020

3 pensieri riguardo “Narrare ai tempi del coronavirus

    1. Ho letto tutta la passata quarantena, avevo postato anche l’invito on facebook, forse non l’hai visto. Eravamo in 160 circa, i volontari che normalmente narrano dal vivo, ognuno si gestiva da se, sceglieva cosa leggere, registrava vocale e lo inviava via whatsapp ad amici e conoscenti che lo desideravano. Questi vocali poi giravano in altre condivisioni rimbalzando dai vari telefoni. E’ stata un’esperienza di vicinanza meravigliosa, così necessaria in quel tempo terribile. C’è un archivio, in costruzione credo, sul sito del circolo dei narratori, ne trovi di mie e di altri https://www.ilcerchiodigesso.org/racconti/

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