IO VENGO DA corale di voci straniere, Daniele Aristarco

Da dove si venga e dove si vada, in questi tempi, si fatica a capire. Io fatico, mi sento persa, nel deserto, ferma. Pietre sassi sterpaglie, un panorama non facile. Per questo motivo mi chiedo da settimane se i racconti di Daniele Aristarco, scritti un paio d’anni fa per farci conoscere le voci di chi è migrante in terra straniera, non possano essere guida per noi che siamo caduti in terra straniera, la nostra, e abbiamo bisogno di aiuto per orientarci, ricominciare, contare gli stracci e le stelle, rimetterci in cammino. Uscire dall’immobilità.

Sto portando “ Io vengo da” ovunque mi muova, non necessariamente lo apro, ma non riesco a lasciarlo indietro. Ne ho bisogno in un modo che non so, non ho ancora capito. Non vorrei scriverne perché non sono riuscita a chiuderlo in uno sguardo da cui poterlo mostrare, ma non posso tacere. Come si fa?

Ieri ho finito di leggere Furore, libro immenso per cui non so trovare parole, fulgide e degne. Seppur diversi e non paragonabili, il motore all’interno dei due libri è simmetrico, io li sto vivendo così, uno poggiato sopra l’altro. Il passato il presente il futuro, il perdere tutto, il bisogno di ricominciare e mettersi in cammino, le esperienze di chi lo fece nel passato e di chi lo fa tutti i giorni sotto i nostri occhi. Come si fa a buttare quattro materassi su un camion, quattro vestiti in valigia, mettersi in cammino senza pane né acqua, come si fa. Andare verso un orizzonte, è tutto quello che si ha.

Non riesco a chiudere in uno sguardo “Corale di voci straniere” perché mi pare costruito in apertura. Non chiude, apre. A volte lo guardo e vedo una grandezza, in questa costruzione, che trascende il primo livello di lettura: libro per presentare l’immigrazione ai ragazzi. E’ il pensiero all’origine che è dispiegato, poi ricondotto e modellato con cura per portarsi in piccolo, accessibile ai ragazzi. Ma basta lasciarsi condurre per sentirlo aprirsi e dispiegarsi grande, grandissimo.

Spazi ampi si aprono tra un capitolo e l’altro, in quegli spazi le immensità dei deserti, degli oceani, degli orizzonti, delle domande, dei pensieri, delle storie, di un fuoco attorno cui trovarsi la sera, di tutto ciò che ci ha condotto e condurrà.

Al centro

l’ Umanità

Una guida in questi tempi spaventosi post e in covid, per imparare a cavare qualcosa dalle pietre che sentiamo dentro, quelle che ci tengono svegli la notte cozzando le une con le altre. Fermarsi per andare avanti, smuovere quei sassi ricordandoci di tirarne fuori qualcosa, una radice una bacca un germoglio, farci una zuppa. Una zuppa di sasso attorno a cui trovarsi e nutrirsi, sentirsi grati e ricchi, cucinare e mangiare insieme mettendo in comune le risorse, andare avanti, insieme.

*

IO VENGO DA corale di voci straniere, Daniele Aristarco, Einaudi Ragazzi

“Furore”, John Steinbeck, Bompiani Editore nella nuova edizione integrale curata da Sergio Claudio Perroni

“Zuppa di sasso”, Anais Vaugelade, Babalibri Editore, letto da Alfonso Cuccurullo

Bellissima e articolata video lezione di Daniele Aristarco su migrazione e razzismo, all’interno di un progetto di Educazione Civica in pratica con Mondadori Educational, di cui on line sono disponibili altre lezioni integrate.

Altra bella video intervista con Fondazione Casillo, a cura di Marilù Ardillo in video chiamata con Daniele Aristarco: “In quanti modi si può essere stranieri?”

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