Galeas per Montes, David Conati

Navi per le montagne. Una roba fantasy che è avvenuta realmente.

Tra il 1438 e ’39 i veneziani portarono su per la Val d’Adige 38 navi per liberare Brescia dall’assedio delle milizie milanesi. Le fecero rotolare su rulli di legno tagliati lungo il percorso, portandole prima al lago di Loppio, poi al monte Altissimo di Nago per poi scendere a rotta di collo fin nel lago di Garda. L’avessimo visto fare nei film di Asterix e Obelix ci sarebbe parsa esagerata impresa anche per loro. Invece

Un’epica impresa degna di Annibale, conosciuta storicamente con il nome di “galeas per montes”. Ideata da Gattamelata, valente capitano di ventura al soldo della Repubblica di Venezia, venne celebrata in tutta Europa per la tecnica ingegneristica e militare. Al soldo dei veneziani sotto il comando del Gattamelata, Bartolomeo Colleoni, condottiero e capitano di ventura tra i più noti del ‘400.

Già di suo la vicenda storica è ricca di sorprese e colpi di scena. David Conati la narra da un’ottica inedita e molto interessante: è attraverso Menico, un ragazzino di 11 anni, che ci immergiamo nel momento storico. I suoi occhi e il suo sentire ci fan saltar dentro il racconto e rivivere il medioevo con una precisione temporale cristallina. Si sperimenta anche la sensazione di quanto possa essere interessante e attuale lo studio della Storia.

Sono tanti i registri narrativi dentro questo romanzo. C’è la vicenda storica trattata con precisione e accuratezza, c’è la vicenda personale di Menico: una storia nella storia. Ha corpo proprio, direzione, trasformazione. E’ una vera e propria storia di formazione: difficoltà, sfide, pericoli e guide, scelte lungo la via. Un viaggio dentro al viaggio.

E’ formativo per noi, adulti e ragazzi, entrare nella vita, nei sogni e desideri, ma anche nelle possibilità di vita reali di un ragazzino del 1400 di professione stalliere. Uno a cui i genitori hanno garantito un futuro, un “posto fisso” possibile, mandandolo a servizio sui campi di battaglia. Uno che sa “quanto guadagna un garzone che è solo vitto alloggio e parecchie bastonate”. Uno che parte per fare il soldato, si trasforma, sceglie la sua strada, trova la sua prospettiva di futuro. A 11 anni, nel 1438 in Italia.

A Menico non vengono risparmiate durezze, pure lungo tutto il racconto gli son poste accanto guide, adulti che stendono uno sguardo benevolo su di lui, che lo aiutano e proteggono pur lasciandolo crescere e rischiare, imparare. Anselmo da Sassoferrato, Iuto il moro di Venezia, Bartolo e Bortolo, Mirandolina che fa girare la testa quanto promette il suo nome. Ma anche oggetti intrisi di realismo magico, quale la chiatta Caterina, anche detta sbètega la bisbetica, “perché d’altronde quando siamo in mare aperto e navighiamo verso la laguna d’altronde fa spesso quel che vuole. Come se decidesse da sola di prendere la corrente, fermarsi anche se c’è vento… e altre diavolerie simili, d’altronde”.

Anselmo da Sassoferrato ripete continuamente che un uomo che sa leggere ne vale due, perché “carta canta e villan dorme” e spesso è più pericolosa la penna che la spada. Menico, catturato da questa visione, chiede al valente cavaliere di insegnargli a leggere, ed egli lo fa. Non è valente per nulla, e cavaliere è in tanti aspetti.

È commovente questo cameo, la frase che più mi ha emozionato è: “Per ora so leggere solo le A, ma sto facendo progressi”. Menico, il garzone undicenne, forte di un cavaliere che crede in lui tanto da insegnargli a leggere, non dice “non so ancora leggere, conosco solo le A”. Per metà romanzo cammina all’intorno forte delle A, che lui sa leggere, forte di un orizzonte ancora da scoprire ma di cui gli è stato donato l’accesso. Forte di una A che gli consente di dire “so leggere”. Dentro questo cameo vedo la bellezza e la ricchezza del lavoro formativo, mediato da fiducia, passione e visione. L’avventura di insegnare, sognare e desiderare, imparare. La chiave per accedere a un mondo che si apre all’infinito.

È un libro che ho voluto per i miei boys che amano i racconti di battaglie, non pensavo avrebbe catturato pure me. Eppure dalle prime righe mi ha ricordato l’atmosfera del cartoon “La spada nella roccia”, che sì, parla di cavalieri ed è quasi tutto maschile, ma mi piace moltissimo. Mi è stato facile quindi entrare negli abiti di Menico e seguirlo passo passo.

La scrittura è chiara, così lo sguardo che l’autore presta a noi: illumina il racconto. Credo sia questo che rende tanto piacevole e interessante, anche leggera, una storia di guerra ambientata nel medioevo. Chiarissimo anche il desiderio di divertire, a questo scopo tanti grilletti son posti, spesso nascosti nella narrazione: una caccia al tesoro. Dunque, – ma potrei scrivere “d’altronde” e “perciò”- c’è divertimento negli eventi e nel come vengono raccontati. Divertimento nei dialoghi, e divertimento nello scovare i rimandi a film, canzoni, personaggi erranti da storie famose, tutti da scoprire.

I dialoghi son spesso esilaranti, ogni personaggio ha una coloritura, un ritmo, una musicalità sua. D’altronde, quando un musicista si applica alla scrittura non si sa mai cosa ne viene fuori. D’altronde di questo c’è anche la trasposizione teatrale, perciò… Perciò no ve resta che lezer el romanzo e magari ndar anca a vederlo a teatro!

Ho desiderato spesso, leggendo, di avere per le mani una mappa. La vedevo proprio, spessa e ampia, spiegazzata come quelle originali usate da Gattamelata e Bartolomeo Colleoni. La vedrei benissimo come inserto della prossima edizione, o scaricabile in internet. Anche, immagino i ragazzi costruirla in minecraft: date loro un’idea e vi costruiranno un mondo. Date loro un’idea e vi costruiranno 100 mondi, 100 diverse interpretazioni del viaggio delle galee su e giù per i monti.

*

“Galeas per montes, navi per le montagne”, David Conati, Cosmo Iannone Editore

Finalista premio Minerva 2020 terna finale 2 dicembre 2020

Vedi video presentazione in pillole “ Galeas per montes”, David Conati, 1,36 minuti

Vedi video intervista facebook Libreria Jolly del libro, 24 giugno 2020

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