Incontro con l’autore: Gabriele Clima

L’albero delle storie. “L’albero delle storie”, Gabriele Clima, Il battello a vapore

Non avendo foto dell’evento di ieri, pubblico questa del mio albero di Natale: l’albero delle storie che ho amato. Introduco così Gabriele Clima che, dell’albero delle storie, ha scritto il libro.

Potevamo ieri non essere ai piedi dell’albero delle storie? Una diversa forma, un identico anelito, raccogliersi attorno all’albero più accogliente, ricco di memorie, lungo e largo di rami che si tendono a chiamare e invitare a condividere: Biblioteca Tiraboschi con i suoi meravigliosi bibliotecari, cuore pulsante e infaticabile della città.

Vista così pare pure una nave, con questo grande albero maestro che s’innalza e Arturo che lassù richiama, la sua risata farebbe accorrere il più lontano. Lina che accoglie, sempre e dovunque. La girandola di bibliotecari all’intorno che direzionano e smistano, pulsano. L’anatomia di un corpo con pareti, organi, circoli e circuiti, casa delle emozioni, raccoglitore di memorie. Mille e mille cellule, mille e mille libri, mille e mille parole moltiplicate all’infinito. Mille e mille spazi vuoti leggeri di respiro vitale.

Quanta meraviglia, quanta.

Ieri mattina sono uscita di casa correndo, appena fuori l’uscio son caduta nella nebbia. Caspita! Mi ha stranito trovare quella barriera di fumo ad iniziare una giornata in cui, dopo anni che lo seguo leggo e scrivo, incontravo Gabriele. Il pensiero si è fatto subito divergente dunque, e ho pensato: ma certo, la nebbia di Avalon, andiamo…

Forse una chiave di lettura di ieri è proprio questa: non persone come semplicemente ci percepiamo nella vita quotidiana, ma persone cadute – allargate, arricchite, amplificate- dentro racconti di mille sfumature e memorie. Presenze a infinite dimensioni. Gerle di storie sulle spalle di ognuno. Che bello posarle, rilassare spalle e schiena, condividere.

Forse nell’albero delle storie che lassù ha preso il posto della foto delle persone presenti ieri, possiamo immaginare i mattoncini di DNA dentro ognuna di esse: memorie che costruiscono storie, così uguali e differenti entro ognuno, combinate in sequenze diverse e ogni volta uniche.

Ognuno di noi è un albero delle storie irripetibile. Divergiamo talmente nelle sfumature che con le stesse storie costruiamo singolarmente racconti uguali e profondamente diversi.

Il senso di ieri era, accendere la passione per la lettura, la scrittura, il racconto delle storie, così che ognuno dentro sé possa annettere storia alla storia, alla storia, alla storia, scoprire di essere annesso alle storie del mondo, fortificare le proprie radici, farle scivolare tra le asperità, scavare in profondità, irrobustire il tronco, allungare e tendere i rami, fluttuare le foglie, poi, prendere il volo… andare oltre.

Sapere cosa fare. Sapere di un sapere comune che è custodito e condiviso nelle storie.

In questo racconto dell’incontro con l’autore è scomparso l’autore. Non riesco a puntare lo sguardo e obbligare la penna a raccontare di Gabriele, perché il suo esserci è stato proprio questo che ho raccontato. Essere un portatore di storie, un facilitatore, un indicatore di sguardo e possibilità. Vorrei, questo sì, piegare l’accademia della crusca a inventare il termine “accensore”, colui che accende, portatore di fiamma che illumina il percorso nel buio e aiuta a trovare la strada. Ma utilizzerò a mio favore ciò che la crusca mette a disposizione, quindi prenderò in prestito la parola più simile, “ascensore”, e vi poggerò il significato che sento: “ascensore di sogni”. Che sia verso l’alto o verso il basso, questo ascensore porta su e giù nel mondo del sogno. Chiaro e scuro. Nebbia feconda.

Dentro questa immagine vedo spesso Gabriele, così l’ho visto anche ieri dal vivo. Lo vedo inoltrarsi nel buio, portare un lume e rischiarare la via, indicare un percorso. Lo fa, sempre, a partire dal buio, quel buio che ha imparato a conoscere e ad esplorare, quel buio che impara ed esplora ogni giorno. Ecco perché la luce dello sguardo di oggi vede la via mostrata, avanti e indietro, sopra e sotto, e non vede colui che porta il lume. Non è se stesso che vuole mostrare.

Penso di dovermi fermare in questo raccontare che mi fa allontanare nel viaggiare tra i mondi, non vi ci voglio stancare né disorientare. Avvolgo quindi tutto nel vuoto del possibile, nello spazio tra le righe e tra le frasi, tra le parole, lasciando fluttuare tutto questo tanto nel non detto, ma presente.

Chiudo narrando un piano orizzontale, contemporaneo agli altri, sempre a un passo, – piccolo passo – fuori dalla realtà percepita, – fuori di un solo scarto – così sferragliante che mi suona nelle orecchie, nel corpo e nella vista da ieri:

Siam corsi verso la biblioteca ieri, dalle quattro direzioni, ognuno a modo suo seguendo proprie vie, tutti pure stanchi, eppur determinati ad arrivare là, all’incontro. Ci vedo saltare ognuno correndo su snodi e scambi di rotaie ferroviarie che si combinano unendo o separando, lasciando il tempo di un solo salto. Il clangore è continuo e soverchiante.

Siamo corsi.

Corsi all’andata corsi al ritorno,

corsi saltando su rotaie schivando ostacoli e impossibilità

per trovarci là, ieri mattina

insieme,

a raccontare

la Meraviglia dell’ Incontro

Immersi nelle Storie

*

Grazie

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