Viaggio al termine della notte, Louis-Ferdinand Céline

Scrivere di quest’opera mi è impossibile, d’altra parte necessario. Come uno sforzo per uscirne.

Louis-Ferdinand Céline, nel 1932 depositò sul tavolo di un giovane editore un dattiloscritto di 900 pagine a spazio due, questo fece saltare in aria il mondo letterario così come si era conosciuto fino ad allora. C’era altro, ed era proprio lì, esploso in mille pezzi non più possibili da ignorare, tantomeno rimettere insieme. Quei pezzi riflettono continuamente, uno sull’altro e ovunque, in un modo che ancora oggi, a quasi cent’anni di distanza, ci chiede di trovare uno sguardo nuovo per leggere. O forse non è leggere, non solo sguardo… Chissà

Nell’arco delle 3oo pagine che ho letto – delle 600 Corbaccio – ho più volte chiuso il testo andando a cercare ipertesti, respiri, spiegazioni, visioni di altri della lettura di questo spezzato di vita che ti spezza, il fiato, le ossa. Ho letto più volte la postfazione, interessantissima e racconto storico di come venne ricevuto, accolto, rimandato, il libro di Céline nel mondo.

Ho cercato recensioni on line, ho guardato più volte la recensione youtube di Matteo Fumagalli, ogni volta mi ridava il la per continuare. E’ dalla presentazione teatrale di Baricco e colleghi che ho capito come leggerlo. E’ una musica questo scritto, uno spartito duro e continuo, grazie al cielo temprato da ironia e sguardo inclassificabile, un continuo alto e basso, e colore musicale di una voce che se manca, nella sua lettura, trasfonde tutto in grigio ferro, pesante, indigeribile.

Anche da sola arrivavo a vedere la bellezza di questi versi, ma non riuscivo, e non riesco, a durare nell’incanto per più di poche righe, poche pagine, perché queste son tante da uccidermi così come scritte.

Seicento pagine fitte, tutte fedeli a se stesse fino all’ultima virgola. Una mazzata.

La rivelazione nel video di Baricco. Questo racconto è talmente denso che poche pagine possono diventare uno spartito di musica e colore da riempire una serata intera, di emozione. E bastano. Poche pagine bastano per un giorno intero. Minimo.

Ecco, così bisognerebbe fare. Il guaio è che poi ce ne sono altrettante 594, e son tutte dense uguali. Senza musica e colore nel leggerlo, diventano ferro impastato tra i denti.

Imparo dunque, un modo nuovo di leggere, che non è leggere per andare avanti, leggere per capire. E’ leggere per stare, e non leggere per non stare. Uguale.

Lascio a disposizione i vari link, queste mie sconclusionate note, rimando proposta di lettura.

Leggere Céline per me, alla trecentesima pagina, è comprendere di essere come all’interno di un animale mitologico, nelle sue viscere, nei suoi intestini, se posso spoilerarlo questo Céline senza pudori.

Nel Minotauro ma anche nel labirinto,

e non se ne esce mai,

mai.

Ogni giorno, ogni giro si ripropone uguale, denso uguale, forte uguale, straziante e furente uguale. Non è facile guardare il mondo dall’interno di un intestino bestiale.

Capisco dalla meravigliosa bellezza della lettura a teatro, qui sotto proposta, che Céline lo posso lasciare, riprendere a piccoli tratti, assaggi senza fretta. C’è tempo un vita per ascoltare la vita che Céline ha compresso in questo racconto. La mia più grande sorpresa è osservare in quante sfumature, e pienezza di particolari, resurrezione di ricordi, lui abbia tenuto a scrivere, punto per punto, spazio, virgola, espressione, tanta drammaticità sempre uguale a se stessa.

E’ sempre uguale, sempre si ripete, lui non si è stancato mai di raccontarla come se ogni momento fosse presente ed eterno.

Così l’ha reso:

Eterno.

Una sola certezza: dopo aver letto Céline non scriveremo mai più come prima. Nemmeno la lista della spesa

*

“Viaggio al termine della notte”, Louis-Ferdinand Céline, Corbaccio

La video recensione di Matteo Fumagalli, dal minuto 8.30

La presentazione teatrale di Baricco e colleghi

Louis Ferdinand Celine in persona, prima puntata di un’intervista tradotta in italiano

Una opinione su "Viaggio al termine della notte, Louis-Ferdinand Céline"

  1. Quando ho etto il libro, forse Baricco non era nemmeno nato, ma confermo che è un libro che ti acchiappa dalla prima pagina e non ti lascia più. Scava talmente nel profondo, là dove non vorresti mai andare a guardare, ma ti ci costringe. Da rileggere ogni tanto, anche se faticoso

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