Guida intergalattica alla lettura

Scherzone. Al massimo vi accompagnerò ad immergervi nel brodo primordiale come fagliolino e patata a mollo nel minestrone, sostenendo che non è caso di darsi tanta pena. Per di più il titolo completo non ci stava ed era questo: “Guida intergalattica alla lettura di testi in cui i piani temporali sono molteplici e continuamente intrecciati nello spazio e nel tempo”. Notoriamente io il tempo non lo capisco, fate voi.

Nell’ultimo periodo m’è capitato di leggere libri in cui i piani temporali sono sparigliati, quand’anche non la voce narrante che a volte è in bocca a questo a volte a quello e non capisci né il tempo né la persona. Soprattutto m’è capitato di leggere diversi commenti a riguardo che spesso ne dicono: “ è confusionario, non ha capo né coda, l’autore ha voluto mettere troppe cose, un pasticcio, ecc ecc.”

Attualmente sto ascoltando “Il colibrì” in Audible, esempio di narrazione che continuamente salta da un piano temporale all’altro. Di cosa stiamo parlando: della diversità tra una narrazione che, seppur seguendo una traccia complessa, parte da A, tocca le diverse lettere dell’alfabeto in ordine di apparizione, arriva a Z, e di contro una narrazione che le tocca tutte senza seguire la sequenza temporale, avanti e indietro avanti e indietro intrecciando: G F T A X P U L M E O…

Apriti cielo. Discussioni a più finire nelle comunità di lettori.

Pure io inizialmente cercavo di fissare il punto, capire bene di cosa si stava parlando, mettere ordine mentre leggevo. Come partendo dal presupposto che l’autore volesse farla difficile, bisognava avere la pazienza di riordinare le sequenze per capire dove ci stava portando. Una sorta di sfida: “ vediamo se riesci a starmi dietro”.

Anche no, ora li vivo diversamente. Entro, leggo o ascolto, e non m’importa di capire la sequenza del tempo. Se l’autore avesse voluto che la sequenza fosse chiara, non l’avrebbe confusa, immagino. Forse gli interessava altro, forse voleva guidarci in una storia dove il tempo fosse sfumato, atemporale, spostato nelle linee essenziali, un altro modo del tempo.

Quindi

non è da riordinare, è da seguire.

Con l’ascolto del Colibrì mi sono abbandonata a questa sequenza. In genere lo ascolto mentre cucino o lavo i piatti, vien un po’ lunga star lì a togliere i guanti, ripigliare il telefono, fermare, tornare indietro, fare il punto del tempo. Chissenefrega, ascolto la storia e prima o dopo capisco o non capisco. Magari non capisco il tempo ma capisco il resto.

Non è indispensabile sapere esattamente sulla linea del tempo dove siamo, non è un esame di storia , una prova invalsi. In genere nella visione complessiva mi trovo poi ad avere ben chiaro il racconto, anche quando nella lettura o nell’ascolto non avevo capito bene da che punto del tessuto narrativo entravo.

Abbandonarsi a questo filo, senza volerlo codificare e riordinare nella mente, mi aiuta a farmi guidare, abbandonare il bisogno del controllo della trama, del dover capire esattamente cosa succede e dove sono localizzata all’interno di quella storia, i personaggi dove sono. E’ un atto di fiducia verso l’autore, mi lascio guidare senza voler metterci del mio, altrimenti è come quando sei in macchina e inizi a rompere l’anima all’autista dicendogli che va troppo veloce, che dovrebbe prendere l’altra strada, che forse si è perso, che se vuole guidi tu…

Osservavo dunque ieri come nella visione più ampia tutto ha un senso e si collega, basta che mi dia tempo. Se mi do tempo di capire un tempo che non capisco, capisco il senso, e il tempo perde la sua importanza, emerge la storia, completa, atemporale. Alla fine della narrazione è come avere davanti una presenza narrata completa nel qui e ora, tutta compresa, non frammentata sulla linea del tempo con le bandierine del “noi siamo qui”.

Sottrarre importanza al tempo e alla comprensione lineare.

Dunque la rivelazione

Osservavo questo modo diverso di guardare alle storie dei libri. A un certo punto ho visto che non ha proprio, proprio nulla di strano tutto ciò, anzi, è il modello narrativo più comune e automatico presente nell’uomo di tutti tempi. Se osserviamo i nostri pensieri, le storie che ci raccontiamo, il ricordare tutto il giorno una cosa e un’altra, un tempo passato a cui si pensa per cinque minuti, per volare sul tempo di ieri con altre persone, per tornare a un passato intermezzo del ricordo di una vacanza con amici, per scattare di nuovo su una correlazione che ci apre uno spazio temporale diverso con altre persone, è cosa che facciamo TUTTO il giorno. E’ il nostro modo naturale di raccontarci le storie. Saltare nella nostra mente da un tempo all’altro, da una persona all’altra, da un piano narrativo all’altro. Tutto è qui ed ora, nello stesso momento, a mollo nel minestrone come i fagiolini e le patate. Semplice, senza soluzione di continuità.

Dunque, non è il nostro leggere una storia in riga, dall’inizio alla fine senza escursus sulla linea dello spazio e del tempo, innaturale rispetto al nostro intimo modo di vivere il mondo immaginato?

Non è?

BUM!

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