Zigulì: il Vaffanculo Cosmico

Zigulì è un libro che sto leggendo e non riesco a finire senza cominciare a parlarne. Non che ci sia niente da dire… Comunque quello che scriverò lo tratteggerò con forza e con un sentire tutto mio, scusandomi a priori con lo scrittore per ciò che dirò: forse, con lui, non ha niente a che fare. Forse è solo lo Zigulì che vibra dentro di me, a risuonare.

Chissà…

L’autore è un uomo, prima volta che leggo di temi del genere da voce maschile.

E’ padre di un figlio disabile, disabilissimo per quelli che sono i miei canoni. Una disperazione di disabilità. Dentro il libro c’è quella roba lì, descritta proprio così e pure assai bene: chiara netta precisa. Non ha scampo lui che la scrive e nemmeno te che la leggi.

Cosa mi piace: mi piace la chiarezza, il linguaggio, mi piace leggere di emozioni disperanti scritte per quelle che sono, di situazioni di merda descritte come situazioni di merda e non nascoste o ammorbidite o ingentilite.

L’autore insegna sociologia del diritto all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Non gli mancano gli strumenti, per dire. Eppure pare scrivere per sé solo, scrittura paragonabile alla pratica di tagliarsi la pelle per far fluire il sangue: scrive per creare varchi da cui raccontando far uscire il dolore. Il suo scrivere è elementare, primitivo direi. Potrebbe egli essere un pescatore confinato ai limitari del mondo, tra solitudine e arsura e una pena senza (fine) tempo – seppur nel tempo – da espiare per l’umanità.

Un’incazzatura tremenda. Da scuotere i cieli e la terra. Terribile perché inutile, inevitabile, ingombrante, ininfluente. Sempre presente.

Bellissima perché chiara e limpida come una stella che brilla nel firmamento a pieno diritto e ragione, insieme a tutte le altre.

Un incipit che si stampa nella retina,

anche quella del cuore.

186 pagine di piccoli riquadri di sentimenti che girano intorno a una parola che dice tutto, inizia e finisce tutto, chiude dentro tutto: Zigulì

Zigulì e basta

Questo libro mi piace per tanti motivi, di cui devo dire il primo in assoluto è che rivendica a pieno titolo il diritto al vaffanculo: sacro e santo.

Credo che qualunque parola, sentimento, strumento, vestito e quant’altro abbiano dignità e scopo di essere usati al momento giusto e per la giusta occasione. Io lo chiamo diritto al vacc@puttan@ e quando mi serve lo spendo volentieri: preciso chiaro rotondo e antico come un animale del cretaceo. Credo che se lo facessimo tutti al momento opportuno non avremmo bisogno di andare a spanderlo per il mondo deviato sotto altre forme e persone.

Comunque, ho letto libri di altri genitori che parlano delle loro difficilissime situazioni, e ne ho tratto insegnamenti e benefici. Anche a dirla tutta c’era qualcosa che mi mancava spesso e mi faceva sentire in colpa: “Ma come?” mi chiedevo “A me viene la sciatica e il mal di ossa solo a leggere tre righe, mi sento che sarei disperata, e questi invece niente, bellezza e dono di Dio e tantissime bellissime cose…” Mah…

Non dico che quanto sopra scritto sia impossibile, dico solo che se non mi parli di quel tappezzamento di angoscia e disperazione e fatica e voglia di farla finita, io non mi ci ritrovo.

Ecco

Fatto

Grazie all’autore

proprio per essere stato chiaro così.

Grazie per quella risata sulla catena della bicicletta che m’è uscita così di getto da aggrapparsi stretta alle parole di pag 123.

Grazie perché mi succedesse di vedere un uomo o una donna con la giacca sporca penserò che non posso sapere cosa c’è dentro le giacche delle persone. E cosa li aspetta a casa.

*

Zigulì è un viaggio

Senza meta

*

E’ Un Viaggio

*

Buona lettura

*

“Zigulì”, Massimiliano Verga, Mondadori

Guarda il documentario “Zigulì” su Raiplay

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