La corsa giusta, Antonio Ferrara

Nel 2013 Gino Bartali è stato dichiarato Giusto tra le Nazioni, il più alto riconoscimento dello stato di Israele per i non ebrei. La storia di un campione dello sport e di un coraggioso eroe che ha rischiato la vita per salvare chi veniva ingiustamente perseguitato. La storia di un uomo che ha mostrato che in certi momenti non si può restare indifferenti, bisogna mettersi in gioco, bisogna scegliere, bisogna fare la cosa giusta”.

La storia vera di Gino Bartali, romanzata da Antonio Ferrara, torna ritmicamente a farsi sentire a casa nostra. Abbiamo visto innumerevoli volte il bellissimo spettacolo tratto da questo libro, – di Luna e Gnac Teatro, precisa e folgorante regia di Carmen Pellegrinelli -. L’abbiamo ascoltata raccontare da Antonio nei suoi interventi dal vivo. Noi tre più grandi avevamo già letto il libro, l’altro giorno l’ho letto a vivaVoce ai boys, finito stamani.

Avevo timore che l’ennesima lettura ci stancasse. Invece le mille precedenti sono state un valore aggiunto. Antonio, scrivendo incanta. E’ come una bacchetta magica, riesco a riunire attorno ai suoi scritti i due recalcitranti che han sempre altro da fare. Se scrive Antonio accorrono e ascoltano in silenzio. Miracolo.

Mentre leggevo ci figuravamo davanti agli occhi le scene di Luna e Gnac, sentivamo la voce di Federica che raccontava del Ginettaccio, col suo accento toscano, uno spasso.

Il ritmo è potente, pareva di stare sulle spalle di Gino Bartali che ci portava in bici tutti e tre, senza manco fare una piega. E pedala Gino, pedala. Una storia bellissima, importante, vivida come fosse ancora in circolo, come pedalasse ancora, non si fermasse mai.

A un certo punto ho cominciato a percepire un altro piano, una presenza, come un muro, un muro a cui poggiarsi, un muro cui fare riferimento, un muro che scorreva all’infinito. Non so come dire. Un muro positivo, ché, di questi tempi, i muri non mi fanno bella impressione. E invece sta muraglia precisa, forte come il Bartali, forte come i suoi muscoli, forte come il suo spirito, sempre presente, non la riuscivo a capire. Non capivo cos’era.

Chiuso il libro, ci pensavo da tutto il giorno a sto muro, lo guardavo di sottecchi da tutte le angolazioni, di sbieco a destra, di sbieco a sinistra, non lo capivo. A un certo punto ho visto Gino, lì in mezzo, seduto con le gambe allungate e le mani incrociate dietro la testa, potente con i suoi muscoli forti come il muro, mi guardava e sorrideva, e non me la spiegava sta cosa, sorrideva. A me pareva di girare in tondo, come su una biciclettina, e mi rugava, che son pigra come la morte, e mi diceva, il Gino, l’hai voluta la biciclettina adesso pedala, ma mi rugava di pedalare attorno a sta cosa, che mi parevo un criceto a far fatica sulla ruotina. E niente, mi son detta, vado a fare le mie cose e prima o dopo sta cosa la capisco, verrà su da sola.

Infatti

Pensavo alle persone con cui parlo, che pensano così diversamente da me, e quando dico che le fragilità van sempre difese, i più deboli accolti e integrati, mi guardano storto perché ci sono mille motivi del perché. Pensavo che non posso credere di avere sempre ragione e che forse dobbiamo trovare una terra di pensiero condiviso, e provavo, provavo a pensare che è sbagliato dire che le fragilità vanno accolte e integrate a prescindere, che sono responsabilità e dovere di tutti. Provavo questo pensiero, a ficcarmelo in testa, come un cubetto prova a entrare nel foro rotondo dei giochi a incastro dei bambini.

Il cubetto non è passato ma nello spazio differenziale tra le due forme è filtrata luce, e tutto è andato a posto, ho visto il senso e ho esclamato: – Ho trovato la chiave!

Ho capito il muro del Bartali, cosa voleva dirmi.

Voleva dirmi che ci sono dei diritti di base, imprescindibili, – i diritti umani – che da qualunque parte li guardi sono intoccabili. Si ergono forti, come muri, non li puoi spostare. Non puoi spostare il limite di quei diritti un poco più in là, e poi più in là, e più in là ancora.

Non

si

può

fare.

Punto.

Bisogna fare la cosa giusta.

E pedalare.

*

Ciao Ginetto,

Grazie

*

“La corsa giusta”, Antonio Ferrara, Coccolebooks editore, Ph Marianna Cappelli

Spettacolo di Luna e Gnac teatro, tratto da “La corsa giusta”

Leggi il sequel teatrale “Un altro giro di pedale”

Carmen Pellegrinelli regista

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