Libri in cammino, Antonio e Marianna

Dopo tanto leggersi e scriversi finalmente ieri ho avuto la possibilità di incontrare Antonio Ferrara, autore, e Marianna Cappelli, fotografa, lettrice, formatrice. Credo di averli consumati di abbracci ma li avrei abbracciati di più. Con le parole ci possiam anche arrangiare nel digitale, ma l’abbraccio ragazzi… Zuckerberg non ci arriverà mai.

Dunque mi porto a casa l’impronta fisica delle persone, ma inaspettatamente mi porto a casa una fisicità delle storie che mai avrei immaginato prima, e non so, se riuscirò a raccontarla. Forse associavo la fisicità delle storie al libro-oggetto. Ieri ho visto e sentito le storie prendere forma fuori dai libri che le ospitano, diventare tutt’uno con le persone, l’ambiente, i racconti, i tavoli, le sedie… tutto.

Ho passato la mattinata nelle retrovie di due gruppi di ragazzi, seconda e terza media, in biblioteca per un incontro con l’autore. Questo tipo di esperienza mi è nuovissima. Gli incontri con autore a cui ho partecipato in passato erano di presentazione libro, singolo. In questo caso invece abbiamo incontrato l’autore che portava tutti i libri dentro e fuori di sé, con scioltezza e abilità ne raccontava via via seguendo il flusso delle energie e delle domande che uscivano dai ragazzi. – Abracadabra –

Prima considerazione: questo tipo di incontro con l’autore è il paradiso dello spoiler (sigh!). Mi son trovata dunque subito a dover abbattere il muro del mio rifiuto di sentir raccontare cosa succede nei libri che non ho letto, esempio: ”Avete delle domande? “ “ Si io! Perché nel libro il protagonista muore?” Arghhh!

Ho imparato, immersa negli spoiler e ascoltando Antonio a cui avrei condonato la qualunque, che non è così importante quello che c’è scritto nei libri, ma come è scritto. Soprattutto ho capito che l’occasione di incarnare un racconto all’interno di un gruppo di sensibilità distese, vale il prezzo di qualunque spoiler, e non si può entrare dentro un racconto se non ci si immerge senza condizioni.

Senza

condizioni

Sporcandosi le mani.

Ho visto un ragazzo alto, ripiegato come un foglietto intimidito, tenere per due ore in mano “Casa Lampedusa” come vi fosse aggrappato per la vita. L’ho visto farsi coraggio e ripetere parola per parola quanto scritto, come fosse la sua ragione di vita. Illuminato da una Luce che non sa di avere e sente di seguire. Il libro, la sua guida.

Ho visto un ragazzo caricato a molla dal libro che portava e che aveva fatto suo, sua la voce, sue le domande, sue le “80 miglia”. Un’ esplosione di vitalità.

Non potrò mai più guardare “Casa Lampedusa” senza vedere la mano del ragazzo che lo regge, e “80 miglia” senza sentire la voce del ragazzo che lo legge.

Di lì tutto un turbinare di storie, di racconti, di domande di riflessioni, di risposte. Se provassi a descriverne la materia la definirei “carne attorno all’osso”, una materia incandescente di vita “buttata su a manate”, viva. Continuamente modificata, ricreata, rossa e nera, come nel grembo della vita primaria. Liquida. Ecco, era materia liquida incandescente in continuo fluire e trasformare – TRASFORMARE – Roba da crogiolo di alchimisti.

Ho capito l’ importanza del leggere i libri dell’autore prima di andare alla presentazione. E’ dalla condivisione del libro tra scrittore e lettore che nasce la nuova narrazione da creare insieme. Perlomeno in questo tipo di presentazione, sono stata ad altre in cui gli spettatori non vengono interpellati nemmeno per sbaglio, eh. Guardare ma non toccare.

Ecco, Antonio si riplasma come pongo, riplasma se stesso, riplasma con gli altri, si mette lì come i bambini attorno al tavolo del didò e chiede: “Ce l’hai te un po’ di rosso? Vediamo un po’ come viene se lo mescoliamo a questo giallo? E lì? Se costruiamo un ponte?” E fa e disfa e fa e disfa, come i bambini. Non è geloso del suo, solo entusiasta. E’ sempre proiettato sul “Noi”: facciamo insieme, ti faccio vedere come si fa.

Non so spiegare la meraviglia e la prospettiva che un libro prende quando l’autore racconta come è nata l’ispirazione, quale è la storia dietro al libro. La voglia che ho di rileggere un libro già letto alla luce della storia raccontata ieri da Antonio. E mio figlio undicenne che mi dice “ m’è venuta voglia di leggere Pusher”… GASPH! Io su Pusher ho dato il fondo delle lacrime, non glielo avrei mai proposto a questa età. Ma Antonio ha sventolato libri-proibiti-da-leggere-assolutamente ed è bene che i ragazzi vadano dove gli autori indicano, fuori dalla comfort zone dei genitori ( fatti accompagnare da un libro prima che ti ci porti la vita, almeno uno strumento nelle tasche lo avrai, e non sarà una pistola ).

Prima di ieri la visione e l’esperienza che avevo del libro era solitaria, tra me e me, tra l’autore e me. In silenzio, privata, sigillata. Non avevo mai sperimentato potesse prendere vita in questa maniera. Vale ben qualche spoiler, figuriamoci. A chi non piace giocare a didò.

D’altro che dire dei tanti preziosi momenti… Marianna sa dare voce ad ogni pagina in un’ interpretazione unica, ascoltarla è incanto. Ogni tanto si pone al centro e legge, illumina da lì. Poi si fa da parte, ed è presenza. L’ho vista a un certo punto in un angolo, rivolta verso Antonio, il suo viso era illuminato. M’è parsa una lampada sul suo stelo: in silenzio riflette Luce.

I Bibliotecari, Lina che alla fine di tutto piangeva di commozione. Quanta meraviglia, quante opportunità… Quanto lavoro regalato da persone che ogni giorno ci mettono del proprio, e credono fortemente che ricreare un mondo sia possibile. Ognuno il suo pezzetto. Maniche tirate fin sopra le orecchie.

Grazie a tutti. Di tutto facciamo tesoro. Che tesoro…

*

ABRACADABRA

*

( incontro evidentemente avvenuto prima di novembre 2020, data di pubblicazione in periodo covid. Risale a gennaio 2019) Ph Marianna Cappelli

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