Parole in trincea, Luna e Gnac Teatro (1)

A cent’anni di distanza dalla fine della prima guerra mondiale, forte è il richiamo alle commemorazioni, a ricordare in forma solenne, a celebrare funzioni.

Luna e Gnac, come loro solito, vanno oltre: rendono viva la memoria, la toccano e la fanno toccare con mano, te la portano così vicino che se proprio non ci credi puoi infilarle la mano nel costato.

Ieri alla prima di “Parole in trincea”, nata dal desiderio commemorativo del Comune di Boltiere, lì sostenuta e resa pubblica per la prima volta, abbiamo assistito a una rappresentazione profondamente toccante. Vera. Nuda e cruda. Tenuta insieme e abbracciata dalla bellezza dell’arte che ti fa amare e assimilare anche i racconti più duri.

La sensazione a me cara, è stata di precipitare in un’atmosfera simile a quella narrata da Gabriel Garcia Marquez in “Cent’anni di solitudine”: il passato qui ed ora, le distanze di spazio e tempo annullate a favore di una dimensione circolare dove tutto è vicino e simultaneo, tutto è reale, tutto è possibile. Se in Marquez i personaggi appaiono sbucando da tendaggi, seduti sotto vecchi castagni, intenti a studiare in stanze dimenticate, in “Parole in trincea” escono trasformati ad ogni cambio di scena, tutti fluendo dall’una all’altra storia, tutti collegati come foglie di uno stesso ramo, di una stessa pianta. Di uno stesso tempo: il nostro. Noi e loro nel medesimo spazio-tempo.

Mi è stato facile pensare a queste Anime che dopo cent’anni di solitudine, stemperate in memorie spesso vissute come lontane, vizze e sgretolate di anno in anno, riprendono finalmente il loro spazio e la voce sonante, gli occhi di brace, e ritornano vestendo la carne e il desiderio di chi ha voluto e fortemente vuole giorno a giorno DARE VOCE ALLA MEMORIA.

La voce suona piena e profonda solo quando circondata da corpo che la impronta. Allora andiamo ad ascoltare questi corpi che si modellano su voci che raccontano storie che sono le nostre, quelle tessute nelle nostre radici e che ascoltiamo, di rado, come fossero echi lontani di “cose” che non ci riguardano più.

Eliminiamo la distanza. Tutto è Qui ed Ora.

C’è un modo di guardare alle storie del passato, e commemorarle, come fossero soggette a decrepitezza, diventassero sottili ogni anno che passa e dopo cent’anni le trovi sfarinate come vecchi libri le cui pagine tarmate, ingiallite e muffite, sbriciolano sfaldandosi come talco sotto le dita. A disfacimento concluso PUF! , tutto è svanito.

C’è un modo di guardare alle storie del mondo sapendole vive, simultanee in mutevoli forme, tutte collegate e annesse alla fonte primaria, che non si esaurisce e deteriora mai.

Lì dentro trovi tutto prima ancora del tutto, da lì tutto parte e torna, lì attingi per dar voce a storie che raccontano della nostra storia: da dove veniamo? Dove andiamo?

Fermiamoci ad ascoltare questi testimoni di un passato che è presente, come non mai. Fermiamoci ad ascoltare questi nostri lontani che abbiamo commemorato cent’anni tenendoli distanti in bolle di solitudine, e che ora, in diversi luoghi e in diversi spazi, ritornano. Con occhi di brace, cuori e carni dilaniate, storie di perdita e di sangue, ma anche Vita, Speranza, Fede in qualcosa di tanto grande da ricreare tutto dal nuovo e dal profondo.

Nuova Vita

Nuovo Amore

Nuova Speranza

*

Grazie a Amministrazione Comune di Boltiere, Carmen Pelligrinelli, Federica Molteni, Michele Eynard, Luna e gnac Teatro

Grazie

*

Parole in trincea Luna e Gnac Teatro

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