Fahrenheit 451, Ray Bradbury

Ho letto libri straordinari ultimamente, bellissimi, preziosi, altissimi e profondi. Non ne ho scritto perché non ho energie. Scrivere è avere forza di creare come sento. Una vertigine, un incanto. Disciplina e fatica.

Dunque, “American Gods” di Neil Gaiman, perdoname, i tuoi abissi, le tue altezze e il viaggio straordinario tra i mondi e il divino, il buio e la luce, che posso dire… Neil Gaiman sta al fantasy come Castaneda sta al saggio di antropologia. Inventerei una categoria libri solo per loro, per i loro mondi, per il viaggio entro cui ci accompagnano, altro che fantasy!

“Oh Boy!”, di Marie-Aude Murail, ma quale incantesimo è questo che scrivi con delicatezza e ironia cristallina, apparecchi tutti i nodi del mondo su tavola a festa e discorrendo ci fai conoscere tutto, tutto. E si ride, e si piange. Un equilibrio perfetto, una distensione immensa. Che posso dire di tanta bellezza e meraviglia, incanto e profondità…

“Fahrenheit 451”, di Ray Bradbury , se non ho energie per gli altri non ne rimangono certo per te,

eppure,

è accaduta una cosa lì dentro, e mi fermo a passarla, trascriverla nel nuovo mondo.

Un classico sorprendente per quanto in esso sia leggibile alla luce di oggi, ritrovandoci il mondo di ieri – ieri 5 Novembre 2019, intendo-. Impressionante la visione di un uomo della prima metà novecento che ci parla come fosse accanto a noi oggi, mostrando un mondo che ci guida, ci parla, ci mette all’erta, svela. Un mondo realizzato che si trova nelle sue visioni.

E la bellezza della scrittura…

Scorrevo nella storia ascoltando la voce di Ray, presentato da Neil Gaiman nella prefazione, e lo sentivo a ogni pagina più vicino. A pag 115 ascolto:

“ … Poi cominciò a leggere con voce bassa e insicura che acquistò scioltezza da un verso all’altro, e la voce attraversò il deserto bianco, passando intorno alle tre che sedevano nel gran caldo vuoto.”

Ho sentito, visto, non saprei come definire il limpido collegamento, le parole che si arrotolavano nella bocca prendendo suono. Ho visto Ray Bradbury emergere da quelle frasi e guardarmi, toccarmi, farmi sentire la sua voce, delicatamente e profondamente. Eravamo sullo stesso piano, nello stesso tempo, due note dello stesso spartito.

Ho pianto sentendo la voce dell’autore impastare con bellezza suoni e parole, in bocca, poi trascriverle facendole arrivare fino a me. Abitanti della stessa clessidra, piani collegati da un pertugio nel tempo.

Il pensiero che diventa oralità, – fare girare i suoni in bocca – poi scrittura che naviga nel tempo ed emerge, di bocca in bocca,

come un bacio.

Un viaggio all’incontro.

Posso studiare il significato di classico su mille libri di scuola

ma tutto è lettera vuota.

Un classico è questa cosa qua,

un bacio attraverso il tempo,

scambiarsi il respiro, il cuore, l’anima.

Incontrarsi nello specchio,

guardarsi,

toccarsi

*

Holà Ray,

thank you so much.

See you soon, boy…

*

“Fahrenheit 451”, presentato da Neil Gaiman (!!!) copertina di Gipi (!!!) Mondadori Oscar Junior

3 pensieri riguardo “Fahrenheit 451, Ray Bradbury

      1. Allora sono onorato di avertelo fatto scoprire: è di una bellezza indimenticabile. Colgo l’occasione per dirti che mi sono appena iscritto al tuo blog. Grazie a te per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

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