“Io, Bullo” Di Giusi Parisi

Scrivere di questo libro non mi viene facile, né automatico. Quando leggo un libro che molto mi piace mi si evocano immagini, raggi di luce, metafore; una girandola di specchi che rimbalzano vociferando uno sull’ altro dandomi persino fastidio, ma che si ordinano facilmente e rasserenano quando mi siedo a lasciarli esprimere su carta. Poi ritorno a respirare, e vado avanti.

In questo caso mi siedo pensierosa, come ai banchi di scuola con un tema per le mani, la biro in bocca e mi domando: – E adesso?

La neonata collana “ Einaudi Ragazzi di oggi ” ci risveglia con questo romanzo chiaro, limpido, semplice, possibile, portandoci per mano all’ interno di un tema che riguarda tutti. Tutti. Ci riguarda come genitori, come figli, come fratelli e sorelle, come utenti di social possessori di camera dell’Ego pubblica, come colleghi, come insegnanti, educatori. Esseri umani, infine.

Entrare in questo bullo è entrare dentro di noi, dentro il bullo che c’è in noi. Proprio perché lo capiamo, e lo capiamo benissimo. Lo riconosciamo come parte anche nostra. Questa è la magia del libro di Giusi Parisi: portarci nel quotidiano del bullismo, normalizzarlo per comprenderlo, abbracciarlo, aiutarlo.

Normalizzarlo non nel senso “è normale e va bene così”. No. Normalizzarlo nel senso di riconoscerlo come parte presente e potenzialmente attiva in ognuno di noi. Roba nostra. Non certo il meglio di noi. Ma che farci, se non includerlo, salvandolo, e salvando noi stessi.

Le tematiche dentro la storia intrecciate, e parti integranti della dinamica bullo, sono importanti, preponderanti in questo momento sociale. Ma anche interessanti e possibili in questo stesso mondo che ci rende così vicini nella condivisione, nel contatto l’uno con l’altro anche attraverso i social che così spesso demonizziamo ma che altrettanto rappresentano la possibilità e la salvezza dell’incontro. Possiamo informarci, arricchirci, accrescere esponenzialmente le nostre competenze, dare il nostro contributo. Quanto materiale possiamo trovare on line per educarci. Io stessa ho conosciuto questo libro on line e qui ora ne parlo.

Imparare a indirizzare le nostre energie verso la possibilità di creazione, distoglierle dall’ automaticità di condividere il bullo, via terra o via social. Il tema del cyberbullismo non è quello di questo libro che racconta il bullismo in carne e ossa. Ma se penso a me e a noi adulti ci ritrovo bulli più frequentemente e facilmente nella rete “virtuale”.

La dinamica del bullismo è nostra, e normalizzata nel nostro e nel mio agire; nel caso dei social – è ancora più facile che dal vivo – è presente nel suo aspetto più ombroso proprio perché non riconosciuta come tale. Basta aprire la home di facebook e guardare cosa e come condividiamo: i toni, gli sberleffi, la risata sguaiata rivolta all’ avversario politico, le prese in giro, gli insulti, le prepotenze, l’intransigenza, la coalizione con chi ci sostiene, la sistematica distruzione di chi ci ostacola o mette in discussione. “ O con me o contro di me” “ Io ho ragione tu hai torto”. “Io sono intelligente tu sei un cretino”. Eccetera. Alla domanda “Alzate la mano se vi riconoscete”, eccola la prima che si alza: la mia.

Dunque le riflessioni che si sollevano leggendo le vicende di Alessandro e compagni, sono tante. Sono riflessioni attive. Mi spingono a chiedermi cosa posso fare io, ora, per aiutare me stessa, i miei figli, i conoscenti, gli insegnanti, i colleghi, il tessuto sociale.

Da una parte l’evidenza dell’importanza della cura – CURA – del tessuto sociale si palesa come opera imprescindibile. Eccola qui la grande opera degli anni 2000: prendersi cura del tessuto sociale, del nostro tessuto, di tutto quello che sta attorno al nostro ombelico e si allarga andando ad incontrare quello dell’altro: l’ ombelico del mondo. E’ il grande ombelico quello a cui tutti apparteniamo. Ci siam un po’ confusi con ‘sta storia di evolverci spiritualmente pensando solo ai nostri corpi sottili, fregandocene di quelli degli altri.
Amici, non funziona così. Non funziona.

Dall’ altra la chiara visione di come nemmeno il bullo si riconosca come tale, avendo pochi strumenti e insegnamenti per gestire le proprie emozioni e gli sconvolgimenti che gli si muovono dentro; avendo dentro di sé anche la Luce del proprio essere unico, speciale, alla ricerca della propria storia nel mondo, e di come semplicemente stia, con tutte le sue forze, cercando di salvare se stesso. Da solo .

Da questo punto di vista la possibilità che chiunque dei nostri figli si incammini sulla strada del bullo, è REALE. E’ la via di minor resistenza, quella dove si incamminano i piedi più fragili e sprovvisti di mezzi. Per percorrere la via più sicura servono piedi a cui è stata data una direzione, degli strumenti, delle scarpe diverse per ogni terreno – qualcosa che ti salvi il culo nel momento opportuno – e insegnato a ballare a piedi nudi, respirare la luce da sotto e dall’ alto. Roba Grossa, Bella, Preziosa, che non tutti hanno in dono. E serve Fortuna, mioDio. Fortuna.

Dunque tutto questo e molto di più mi si è risvegliato leggendo “ Io, Bullo” con i miei figli – 8 anni da compiere e 11 appena compiuti -. Leggetelo con i vostri figli, leggetelo anche con bambini di queste età, è scritto per loro e per voi.

Quando scrivo una recensione, presto attenzione a che le mie parole illuminino il libro e l’autore, non me che ne scrivo. Ecco, se devo mettere in luce quello che sento leggendo “ Io, Bullo”, è che illumina me, mi mette al centro del cono luminoso in prima persona, mi fa parlare di me. Mi chiede cosa io intendo fare per questo bullo che è dentro e fuori di me. Mi mette in discussione. Mi sussurra: “ E tu, adesso, cosa farai rispetto al bullismo? “

Leggo e sento ripetere che scuole e insegnanti devono fare molto per affrontare e far conoscere il bullismo. Spero davvero che possano e riescano a fare ogni giorno di più. Come genitore penso e ripeto che noi genitori dobbiamo tirarci le maniche fin sopra le orecchie, in prima persona. Dobbiamo immergere le nostre di mani, le nostre parole, le nostre corde emozionali, la nostra possibilità di imparare e trasformare. Masticare prima noi per poi offrire ai nostri figli, e ai figli degli altri. Dobbiamo fare la nostra parte.

Nessuno di noi ha garanzia che i nostri figli non verranno coinvolti nella dinamica del bullismo, come vittime o carnefici (garantito è il contrario). E’ tutto talmente facile… la vita, è un soffio. A volte è così spiritosa e possibilista che basta mandi quel tanto di vento da spingere il piede al di là dell’asticella invisibile: fare iniziare una piega amara e discendente. Noi lì dobbiamo stare, con fari accesi nella notte e strumenti nelle tasche.

Sono grata di questo libro che mi permette di entrare dentro un tema importantissimo, mano per mano con i miei figli. A cui devo solo leggere, infine, è tutto già scritto. Sono grata di avere la possibilità di fermarmi a spiegare un termine, una dinamica. Questi figli che usano tutte le parole e gli strumenti, poi se ti fermi a chiedere se conoscono il significato della parola “puttana” rispondono: – No.

E la possibilità di spiegare, con parole mie, la luce, e l’ombra, l’ innocenza, la crudezza di vissuto che sta dietro la persona, la donna – o l’uomo – la puttana.

Fermiamoci a creare il tessuto emotivo dei nostri figli. Così come li abbiamo accolti e il nostro corpo li ha tessuti cellula per cellula, organo per organo, così abbiamo tempo, e vita, per inserire nel loro tessuto emotivo e animico fili, d’oro, di luce, di ombra perché conoscano anche l’ombra. Diamogli argini forti, piedi saldi e curiosi, ali per volare, serenità per fallire, forza per rialzarsi. Strumenti per tutto.

Insomma, comprate questo libro e leggetelo con loro. O datelo a loro se non vi vogliono nemmeno sentire. Cercatelo in biblioteca e alla biblioteca segnalatelo. Regalatelo alla scuola, agli insegnanti. Fate la vostra parte.

Grazie a tutti noi, quindi,

Grazie, Giusi

*

“Io bullo”, Giusi Parisi, Einaudi Ragazzi Editore

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