Chiudete quell’armadio! Alfonso Cuccurullo e Federico Squassabia

Di a da in con su per tra fra

BUM!

L’amico Antonio Ferrara insegna che un modo per scrivere un incipit stupefacente è aprirlo con una preposizione semplice o articolata. Non sapendo bene come fare mi sono applicata in questo modo, sperando di avervi colto in massa. Altro trucco narrativo per aprire questo post è fare cosa che ipotizzo allarmante per Federico Squassabia, a partire dalla foto sopra: Federico in primo piano, Alfonso in secondo. Lo vedete lì, nell’ombra, il Cuccurullo?

Il gioco di questi due cantastorie è tutto lì: luce e ombra luce e ombra, gioco.

Con i loro corpi vanno dando struttura, sostanza, luce, ombra, voce, suono, a una presenza altra che occupa la scena: la storia. A volte con un libro per le mani a volte no. Altre esagerano e portano in scena uno straccio, pieno di buchi. Non avete idea di cosa diventa quello straccio lì.

Federico sul palco ha l’innocenza e l’ingenuità dei bambini di due anni che si nascondono dietro le tende, con i piedi che avanzano fuori, o in mezzo alla stanza con le mani sugli occhi sono convinti non li veda nessuno. In effetti per Squassabbia è pure così, proietta il suo sentire musicale sulla storia e sui ritmi della narrazione di e con Alfonso, arricchendoli e sostenendoli, quindi di fatto nessuno guarda lui, il musicista cantastorie. Per questo motivo, se per caso vi fermate a guardarlo, scoprirete il senso dell’espressione “Danza come se nessuno lo guardasse”. E con ciò chiudo altrimenti mi manda una bomba carta.

Alfons un personaggio indescrivibile, sul palco che ve devo dì, avete presente. Ma fuori? Ieri dopo la performance e reduce da un evento influenzale, stavamo fuori teatro a prendere due gocce di sole e l’Alfonso era così acconcio: vestito di nero, pantaloni larghi, camicia larga, una specie-di-golf di lana marrone che pareva rubato al cacciatore di cappuccetto rosso e agugliato dalla nonna, un eskimo – ESKIMO!- nero largo e lungo fino alle ginocchia. Gli occhi un poco rossi, i capelli in disordine-collettivo-post-perfomance, oggi me lo ricordo con la coda e il panciotto pieno di storie. IL LUPO in carne ed ossa!

Lo Squassabia è il suo opposto e complementare, me lo immagino che in silenzio chiude una custodia, di chitarra o sassofono, che so… qualcosa di musicale e dorato dentro lì, chiuso nella custodia nera così come l’eskimo chiude il panciotto di storie, e poi via, uno accanto all’altro si avviano, a piedi dondolando, portatori di storie, di musica, di incanti.

Cantastorie musicanti itineranti. Nella buona e nella cattiva sorte nella luce e nell’ombra nel sole e nella pioggia li vedo. Agli angoli della strade, aprono panciotto e custodia, e iniziano a narrare.

Li ho visti intrecciare storie per piccoli e grandi, su un palco di teatro o sul predellino della cattedra; storie da valigia e storie da carovana, storie sussurrate e storie rimbombanti. Sono la trama e l’ordito di un personaggio terzo che emerge e si ritesse con loro, ricchissimo e dalle mille facce: la storia narrante.

Da qualche parte, a sto punto, dentro quel panciotto o quella custodia dev’esserci pure una nonnina, che fila e fila, col fuso e l’arcolaio, e racconta, racconta…

Oh Boys! What a wonderful world

*

Grazie ai due meravigliosi cantastorie Grazie.

Grazie alle bibliotecarie della Tiraboschi, Lina e Nora, che fortemente hanno voluto portare questi due artisti e hanno dedicato l’ennesimo sabato ad allestire palchi e storie, richiamare bambini e adulti, posare e riordinare sedie, impegno fatica desiderio. Grazie.

Grazie all’Amministrazione Comunale di Bergamo che offre occasioni straordinarie di Bellezza, a ciclo continuo. Grazie.

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