Una ragazza senza ricordi, Frances Hardinge

Questo racconto mi ha catturato in un mondo vivido in cui ho camminato con calma, per giorni immersa, nel mia vita di sempre ma vestita di foglie, rami, neve e tempesta. La mia curva dei fianchi era quella di Triss. Mi ha chiarito, quest’esperienza, cos’è per me scrivere della lettura di un libro; non è recensione, è racconto del viaggio che il libro mi ha accompagnato a fare. Di come ne sono entrata e uscita, come ho vissuto a mezzo tra un mondo e l’altro, ma anche in mondi allargati che vivono accanto e si compenetrano con naturalezza.

Siamo storie che scorrono in vene di corpi, alberi, foglie; nei sussurri del vento e nello sciabordìo del mare, nell’acqua che scorre il mattino bagnandoci il viso; nella coda alla cassa del supermarket, nel Palazzo Reale alla mostra più grande.

Siamo storie, e risuoniamo con le storie. Una malìa, un risuonare come diapason.

Questa ragazza è senza tanti ricordi, senza componenti importanti del suo essere vitale, ma è così profondamente emozionata ed emozionante, da risultare autentica fin oltre le pagine. Ti entra nel cuore, nelle ossa, nel sangue che scorre, arriva come vento tra i capelli, la senti risuonare in ogni dove.

L’intreccio, la struttura, i piani narrativi, sono sorprendenti e incastonati uno nell’altro con precisione e profondità, naturalezza. In tutto ciò, la luce degli sguardi, il tremore dei sentimenti, la dolcezza delle carezze impensabili, la ricerca dello sguardo d’amore, vibra. Si parla di amore familiare, tra genitori e figli, fratelli e sorelle. Amarsi nell’impossibilità di amarsi. E rifiutarsi, follemente graffiarsi, calciarsi lontano. Cercarsi disperatamente, inventare nuove forme d’amore, incredibili, splendenti nel buio.

Le dinamiche dell’amore malato sono ben delineate, tutta la storia è viaggio di ricerca, di guarigione, di ricomposizione di pezzi in un modo nuovo, magari ferito, distrutto, ma possibile. Fragile, ma vero.

E’ un viaggio che porta a specchiarsi e a vedersi, ad affondare gli occhi nel mostro dentro di sé.

Un racconto di ciò che è vero, e ciò che non è vero. Un racconto che si capovolge. Capovolgendo in esso il lettore mostra possibile l’impossibile. Il vero diventa non vero. Viceversa.

Cuori di spine battono, lacrime di seta inondano, dolori nodosi crocchìano. La figura della protagonista spogliata della vita consueta, vive nella pienezza del suo sentire, delle sue emozioni. Le sue emozioni generano vita, sostengono la vita.

Paura Dolore Terrore

Forza Intento Meraviglia

E noi sentiamo, ci emozioniamo, viviamo vestiti di lei sentendo risuonare dolori e amori disperati.

Un viaggio dell’ Eroina.

Splendente

Bellissimo.

*

Vi lascio le parole di un grandissimo autore, Patric Ness:

“ Tutti dovrebbero leggere Frances Hardinge. Proprio tutti e proprio ora.”

*

“Una ragazza senza ricordi”, Frances Hardinge, Mondadori editore, Giuseppe Iacobaci traduttore

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