Siamo noi che facciam girare i libri, o i libri fan girare noi?

Chi fa girare cosa, cosa fa girare chi.

Da un po’ di tempo vorrei posare una sensazione, uno sguardo, ma più ancora un percorso e una certezza, che metta al centro il libro in quanto tale, oggetto, presenza. Libro su cui posi gli occhi e fai scivolare le mani.

La mia osservazione si sviluppa dall’aver vissuto due esperienze diverse con due figli, e una terza che abbiamo generato insieme. Dentro quest’esperienza ha trovato posto anche mio marito che non è stato un lettore ma lo è diventato, travolto, attivamente coinvolto, materialmente compreso nell’universo dei libri che gli girano intorno e al movimento dei quali contribuisce in mille modi.

Libri in movimento.

La parola chiave è movimento. Non è lettura.

Non ricordo esattamente a che età il primo figlio si immergeva nei libri, prima leggendone le figure, poi facendoseli leggere, poi leggendoli. Ricordo però esattamente che il secondo alla stessa età non li usava per leggere, eppure li muoveva incessantemente. Torri, carico del camion, sposta a destra sposta a sinistra. Il primo giocava tantissimo con la cucina ikea, il secondo toglieva il lavello e scaraventava i libricini all’interno, dopo averli portati col trattore, poi via il contrario, carico scarico carico scarico. Libri come scalette, libri come castelli, libri come base da gioco per i lego, libri che ancor oggi vengono inglobati nelle costruzioni sulle scale: lego-geomag-legnetti-catapulta-libro. Figura mitologica.

Nell’arco degli anni il movimento dei libri è aumentato smisuratamente. Centinaia di libri ordinati dalla biblioteca, – carico scarico- centinaia comprati, – carico scarico – altri regalati, – – carico scarico -. Tantissimi libri spostati continuamente, per portarli alle letture, per leggerli in giro, per farli vedere, per restituirli alla biblioteca, per ritirarli dalla biblioteca, per regalarli. Carico scarico. Quelli in prestito posizionati sul mobile dei libri a vista, sui comodini quelli da leggere, nelle torri d’attesa quelli per le vacanze o per chissà quando. Torri rimodellate continuamente.

Libri che non so più dove mettere e sposto qui e lì cambiandone l’ordine e la posizione delle pile. Libri che posiziono con la copertina a vista, libri usati come quadri, libri aperti per far prendere aria alle storie. Libri che riordino quando son confusa e ho bisogno di calmarmi, trovare un nuovo centro. Libri che continuamente scelgo, metto, tolgo, regalo. Faccio spazio al nuovo.

Libri che l’altra sera portavo su per le scale di un’amica, avevo un sacchettone pieno e le dicevo: – Ma noi due! Quanto pesano sti libri quanti ne spostiamo continuamente!

Libri fra i piedi continuamente, intendo proprio fra-i-piedi. Libri sul tappeto, libri sul letto, sotto al letto, sui ripiani del bagno. Libri nelle borse negli zaini, ovunque.

Ho per casa una collezione di fascicoli vintage Paperon de Paperoni in numero di 12 che quando i miei figli cominciano a rileggere mi trovo sparpagliati sul pavimento per giorni, li avrò raccolti e riposti 800 volte per 12 copie, l’ultima volta ho gridato a mio figlio: – Questa volta li brucio! – e lui: – Mamma, fai un roVo di libri! – ricordandomi quanto gli ho insegnato sull’aberrazione del bruciare libri, aggiungendo Mosè col suo roveto ardente a mò di rinforzo. Inutile dire che stanno ancora qua, sti fascicoli. E chi li tocca più.

Libri in movimento

Non li abbiamo letti tutti, ma ne abbiamo spostati montagne. Ne abbiamo ordinati e toccati fin troppi, ne avessimo avuti di meno li avremmo anche letti con più calma, ma la girandola ha preso forza da se stessa e ha mosso un’energia straordinaria.

Dunque

Volevo arrivare a questo:

Credo si sviluppi una forza attorno ai libri che vengono mossi, toccati, amati, spostati, aperti, guardati. Credo che pochi libri, continuamente mossi per casa, possano generare un movimento e una possibilità di lettura, possibilità di coinvolgere chi abita nella casa, molto più grande di un’immensa libreria di volumi incastrati dorsetto per dorsetto sugli scaffali. Immoti. Chiusi in una staticità assoluta.

Mi allungo a ipotizzare che centinaia di libri immoti e imprigionati in una libreria statica possano generare un’energia ostile e una mancanza di senso e movimento, mancanza d’amore e fluidità, che si respira nel solo soggiornare nell’ambiente. “ Areare i locali prima di soggiornarvi “. Il cervello registra: i libri non servono a niente, fanno triste.

Credo potremmo immaginare di formare lettori entusiasti, amanti dei libri prima ancora che della lettura, semplicemente muovendo con curiosità, cura e amore, i libri attorno a loro. Sia a scuola, sia a casa, sia altrove. Un movimento ribelle di libri che ruotano attorno alle persone, avvolgendole in gioiosi cerchi concentrici che generando si generano.

La spirale della vita

Si espande un’energia magica dai libri in movimento, un vociare, come una carezza, una sorpresa, un’attesa, che prelude a qualcosa di possibile, lì sospeso, nello spazio intorno. E’ talmente piena e bella, che basta a se stessa.

La lettura non diventa un fine, nemmeno un mezzo. E’ qualcosa di conseguente che accade, senza timore, senza ansia da prestazione, senza giudizio. Un desiderio che si accende. E se non accade rimane il libro nello spazio intorno, amato, guardato, considerato parte integrante e imprescindibile del mondo in gestazione.

Il libro diventa cellula vitale – perché si muove e vive, respira – del mondo in cui si vive e si cresce.

A volte percepisco che prima della parola creata tutto è immagine.

L’immagine del libro è ancor prima della parola scritta.

Potente

*

Fai muovere i libri e vedi che succede

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