Affabulare, di Candelaria Romero

Nell’ ebraico antico Tiqqun’olam significa riparare l’anima del mondo. Il Tiqqun’olam concepisce l’anima del mondo come presenza che manifesta ciò di cui ha bisogno, e l’anima del mondo, così come le sue creature, ha bisogno di storie . Storie di conoscenza, di guida, di orientamento, di speranza, di forza, di luce e di ombra. Storie di riparazione. Tutte le storie del mondo.

Tiqqun’olam è una pratica di riparazione, di amore per tutto il creato. E’ offrire la propria presenza, attenzione e cura, donandola alla parte di mondo più prossima a noi. E’ una vena d’oro che sgorga dal profondo e non si esaurisce mai. E’ l’oro con cui possiamo riparare le crepe del mondo riunendo tasselli di forme altrimenti spezzate. E’ una pratica costante e devota, che prendendosi cura dell’anima del mondo aiuta ad evitare il caos sociale.

Dal profondo dell’anima del mondo si leva un canto, incessante, una generazione costante di suoni che creano il mondo narrandolo. Un tessuto di storie come placenta viva di contenimento, nutrimento, protezione, maturazione, guida.

Che dire… alcune persone quel canto lo sentono. Di più, non possono fare a meno di sentirlo, ché, è esigente. L’anima del mondo tesse queste persone strette a sé, le tiene accanto da che son piccine, le stringe al proprio cuore luminescente e terrifico perché si temprino, s’impregnino. Conservino memoria.

Candelaria pare indubbiamente far parte di una chiara, limpida e inevitabile discendenza di Cantadore. Prestatrici di voci, bacino di memorie, dighe di ricordi. Cantadore che ascoltano, raccolgono, restituiscono le storie del mondo. Cantadore che attingono al deposito universale di immagini e racconti, ricantandoli vivi e presenti, qui ed ora.

“ La Cantadora Canta.

Dal suo canto,

si genera il mondo”.

Assistere al suo “Affabulare”, ieri, è stata esperienza nuova e commovente anche per me che non son nuova ai suoi racconti, alle sue storie. E’ stata nuova l’esperienza di vedere e quasi toccare con mano una presenza che comprendo, ricerco fuori da me, ma di cui non avevo mai partecipato così chiaramente. E’ stata l’esperienza più pura, antica e presente, dell’essere parte del racconto orale. Il racconto orale é, Presenza.

La raccoglitrice di storie, la custode dei ricordi, la narratrice dei crocicchi, la maga degli incanti, la Que sabe, Colei che sa. La Cantadora. La Strega, la Fata, la bambina spaventata e attenta, la madre coraggiosa, la vecchia, il poeta, l’innamorato, la fanciulla, l’orco, la casa, il castello, il principe, il coraggioso, il vile, il saggio, l’ignorante. Il fuoco, lo spazio finito e infinito, il viaggio, l’ignoto. Il ritorno.

Di più, questa sua creatura, – un racconto creatura – si creava in quel momento. Certamente una scrittura precisa e un racconto ben strutturato. Anche, raccontando e mettendosi in viaggio sul legno degli zoccoli, a un certo punto il piede inciampa su una radice emersa all’improvviso, la caviglia si torce un poco, e lì si ferma, cambia direzione il racconto, seguendo lo segue. Narrando lo narra.

Un’esperienza vivida e vivificante, essere fisicamente dentro una storia. Questa storia antica, come sgorgata da un geyser, ci avvolgeva tutti. Incredibili gli avvenimenti lì narrati. La realtà supera ogni fantasia e la fantasia magica ricolloca pezzi, riconsegna significati, annoda ciò che è stato spezzato, riporta ciò che è andato perduto, rende comprensibile e accettabile l’inaccettabile. Posa un velo di compassione, e splendore. Rivifica ciò che è morto e perduto.

Le chiavi d’oro dell’antico riconsegnano il corpo dilaniato di esperienze profonde e terrifiche, avvolgendole di senso, rendendo possibile l’integrazione e il superamento delle prove stesse.

Siamo tutti Eroi. I viaggi dell’ Eroe, forse, avvengono perché siano raccontati. Perché passando di bocca in bocca si tramandino come scudo protettivo, luce e guida nel cammino, ricerca di senso e possibilità di trasformazione.

Stamani, nel dormiveglia, mi son vista e sentita chiaramente sfiorare le pareti di una caverna preistorica. Toccarne i segni, i racconti, le incisioni.

Fino a lì mi ha portato e riconnesso Candelaria, con il suo “Affabulare”.

“ Affabulando Affabulando “

Grazie

*

Affabulare” è un racconto itinerante, ospitato di casa in casa. Il raccoglimento e il calore di un focolare, dischiuso ad accogliere amici, radica l’esperienza nella dimensione del quotidiano, del qui ed ora, del focolare di chi con gioia invita a riunirsi attorno al proprio. Un’esperienza davvero commovente e calorosa. Ringrazio di cuore Marzia e Paolo per aver ospitato questa preziosa storia, attorno al loro focolare, circondati da gioiosi amici.

Pagina facebook di Candelaria Romero

Il racconto dei affabulare nella pandemia, Bergamo giugno 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: