Vajont Sessantatre, Tommaso Percivale

Le letture a vivavoce con i boys son sempre una scelta di determinazione. Bisogna che ci siamo tutti e tre e tutti liberi, bisogna che non si faccia tardi, ché il mattino dopo c’è scuola, bisogna che tutto sia pronto, le cartelle preparate, i denti lavati, ecc. Bisogna che madre porti molta pazienza e li sappia radunare attorno alla lettura che amano, MA, “oggi non ho ancora giocato, voglio leggere da solo, stasera non ho voglia” . Uno sì l’altro no, uno no l’altro sì. Naturalmente se riesco a radunarli attorno alla lettura si appassionano, dopodiché quando chiudo il libro protestano altrettanto.

Eppure si fa. Magari con l’ottenne che gioca a lego sulle scale intanto che ascolta, perché oggi, appunto, “non ha ancora giocato”.

Ier sera stavamo leggendo questa storia appassionante che ci cattura moltissimo, anche se per impegni serali la stiamo dilungando più del solito. Si cercava di andare avanti, – la fine non è lontana – ma era impossibile: l’ottenne, inizialmente dedito alla costruzione di fortino sulle scale, in contemporaneo ascolto della lettura, ci interrompeva ogni 10 frasi, al colmo dell’indignazione.

-Eh nooo!!! Sai cosa dovevano fare i carabinieri? Metterli tutti in galera! Sai io cosa fareeeeeiiii? Mi farei scrivere una carta da un geologo e poi vedi se non la pubblicano sul giornale! EEEhhhh nooooooooooooooo!!!!! Saranno andati tutti in galera poi quando li hanno scoperti!!! Ma questi sono matti!!!

Avevo le occhiaie sotto le scarpe. Orario, fatica della giornata, percorso a ostacoli della lettura. Mi veniva pure spontaneo dirgli, all’ottenne che a quel punto aveva abbandonato fortino e soldatini per venire a manifestare dritto nelle mie orecchie: “Lasciami leggere per favore, che non si riesce ad andare avanti”.

Ma poi mi son resa conto che la magia della scrittura era tutta, esattamente lì. L’ottenne indignato, che manifestava rumorosamente in salotto, rifiutando lo scorrere delle vicende e proclamando conseguenze e punizioni. L’incapacità di accettare la bassezza umana. Lo sdegno. Il suo dire “io avrei fatto questo e quello! “. Io avrei fatto, io faccio, io farò.

Naturalmente si è avvicinata inesorabile l’ora tarda in cui s’ interrompe la lettura e si va a letto. Naturalmente proteste indignate anche per quello, e alla fine, quando s’è rassegnato, m’ha detto, “Mamma, siamo arrivati allo stesso punto dell’inizio, lo stesso momento, da un’altra parte, ti ricordi?”.

Proprio così.

(Un minuto di silenzio per le lezioni di storia, letteratura e comprensione del testo).

Immergetevi anche voi in questo spaccato di vita, di storia, di umanità, che fa risalire lo sdegno dai visceri, e la voglia di arrestare la bassezza umana. La necessità di indignarsi, di fermare tutto, far sentire la propria voce.

Ricordare. Fare tesoro delle memorie. Conoscere di cosa è capace l’essere umano.

Libro indispensabile, oltre che bellissimo.

Grazie

*

“Vajont sessantatre, dalla montagna il tuono”, Tommaso Percivale, Einaudi Ragazzi.

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