La Brigata Mondiale, Massimiliano Timpano

Diavolo d’un Forni!

Se n’è arrivato all’improvviso, dal passato dal presente non si sa, lui come il suo autore, che dici, ma questo qui, da dov’è che se n’è venuto fuori. E dalle prime righe… Bum!

E’ difficilissimo scrivere per ragazzi, tirar fuori una voce autentica. Non è che deve piacere ai ragazzi, è che deve proprio incarnarli, i ragazzi. Spesso autori capaci riescono come a srotolare un filo: dal loro essere adulti pian piano seguono un rigo che li porta ad arrivare a toccare il mondo di cui vogliono riportare il sentire, e tirando il filo piano piano portano a casa la voce.

In questo libro Massimiliano sembra proprio se ne sia fregato di portare a casa la voce. E’ come si fosse buttato con Libero a piedi pari dentro a una botola e via, lui stesso voce, noi dietro a seguirlo nelle sue avventure, nei suoi pensieri, così fitti, ritmati, senza respiro, come nei bambini che a metà di un salto cambiano direzione e se ne vanno dall’altra parte.

E’ come avesse scritto per il sommo piacere di seguire quel ragazzino e catturarne la voce, con il retino delle farfalle, tipo. E dentro questo racconto ha messo un’infinità di cose, come i bambini quando partono per un viaggio e infilano nello zaino le pinze, le caramelle, i trucioli, i bottoni, le figurine, i supereroi, lo spago, le biglie, le mollette, i chiodi, il martello che si sa mai, un telo per l’aquilone, le merendine fregate alla dispensa.

Tutto ciò senza caos alcuno, ché, anche le zanzare hanno il loro posto preciso in questo racconto, dal principio. C’è ordine, in questa esplosione di vita che va da tutte le parti, ma tende a ricadere precisa al centro. Tutto alla fine è dentro una cornice.

C’è tensione, nella figura stessa di Libero che è sempre direzionato verso qualcosa. Ma c’è così tanta, emozione. I sensi risvegliati e attenti, i colori e gli odori, i suoni, le immagini e i ricordi riescono a fermare gli istanti e Libero si ferma ad ascoltarli. Non ne lascia sfuggire nessuno, spesso ne raccoglie qualcuno, lo posa dietro le palpebre, sotto la lingua, dentro le orecchie, per poterlo assaporare la sera, prima di dormire.

Libero ha un modo di descrivere il mondo, le facce, che fa morir dal ridere. Perché solo a un bambino vengono in mente definizioni così limpide, stupefacenti e divertenti, che ti fanno subito vedere l’immagine: quella faccia a pugno, o a forma di cacciavite, descritta così non l’avevi immaginata mai.

Libero s’ammusa, Libero grida: “Furfante!”

A ciò s’aggiunga nell’ordine: un romanzo ispirato a una storia vera, ambientata a Roma nel periodo del nazifascismo. E s’aggiunga una linea narrativa che ripropone con precisione e cura dei dettagli, importanti eventi storici, personaggi, gruppi patriottici: Mussolini, Hitler, Badoglio, i Gap, i partigiani, la resistenza, i balilla, le fosse ardeatine, le rappresaglie, e tantissimo, tantissimo altro.

Preziosissima la lettura del modo di vivere e crescere dei bambini e dei ragazzi nel periodo fascista, la pregnanza e onnipresenza dell’ideologia fascista, il loro sentirsi dedicati all’unico bene rappresentato dal Duce, che potevano chiamare Babbo. Preziosissime le trascritture dei discorsi di Mussolini, così dei testi riportati nelle antologie per ragazzi dell’epoca.

Il percorso di Libero, ispirato alla storia vera di Ugo Forno, non è semplice, né leggero. Ma l’argento vivo che l’autore gli ha cucito addosso lo avvolge e preserva lungo il racconto. A fargli compagnia, nel dolore, nella fatica, nelle notti e nei giorni oscuri, Massimiliano pare aver messo accanto a Libero i supereroi a lui cari: non glieli ha disegnati accanto, se li è tirati fuori dal cuore e glieli ha messi in mano come numi tutelari.

Giusto per non finir mai di stupirsi, a pag. 102 un paragrafo che il predicato verbale e il predicato nominale non li scorda più nessuno.

Di questo libro ho amato moltissimo l’incipit, così come il finale. La cosa sorprendente è che, pur essendo entrambi molto belli, unici nel loro genere, sono profondamente diversi nella forma, nella sostanza. Visti separati, posati su un tavolo, non si sarebbe creduto potessero stare insieme nello stesso racconto. Eppure, ci stanno benissimo.

Si avverte chiaramente, nelle ultimissime pagine, il salto di crescita di Libero, a cui cade la pelle, lì, in mezzo alla via, insieme all’infanzia. Si porta sul finale con uno slancio e una consapevolezza diversa, non è più il ragazzino, l’ingenuo. E’ così che ci saluta. E noi avvertiamo la complessità di quel suo crescere, pagina a pagina per tutte le 152.

L’inizio e la fine del libro sono diversi nella forma e nella sostanza, perché Libero Forni, in mezzo a quelle pagine, è cresciuto, e si è trasformato.

Veramente

Un gran bel viaggio

*

Ascolta l’intervista all’autore su radio Fahrenheit

La brigata mondiale, Massimiliano Timpano, El Edizioni

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